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Il Respiro Primario lungo l'asse mediano

Definizione di uno spazio
Gli esseri viventi si organizzano attorno ad un asse primario. Osservando un embrione si può notare che il processo di crescita viene guidato e determinato da interazioni con un asse di riferimento e di simmetria (vedi fig. 1).


Infatti, nei primissimi stadi di sviluppo, quando l’embrione è formato solo da un sottile strato di cellule, è già possibile evidenziare un ispessimento mediano, detto linea primitiva. Lungo questa linea, nelle fasi successive si organizza un aggregato cellulare, la notocorda, la quale guiderà lo sviluppo di tutte le strutture assili, come il tubo neurale (primitivo abbozzo dell’encefalo e del midollo spinale) ed il mesoderma parassiale (precursore della colonna vertebrale e dei muscoli assili).

Come in un campo magnetico le linee di forza elettriche definiscono lo spazio, così anche nelle strutture biologiche l’asse mediano definisce l’orientamento dello sviluppo embrionale. Proprio come in un campo magnetico, l’orientamento del magnete definisce la disposizione delle linee di forza, così nell’organismo vivente la linea mediana definisce lo spazio e le simmetrie (vedi fig. 2-A), ciò che è sopra e sotto, davanti e dietro. La linea mediana del vivente in fase di sviluppo embriologico guida la formazione del sistema nervoso centrale e gradualmente lo sviluppo di tutte le parti del corpo.

Una matrice strutturale comune ad ogni organismo vivente, che sia una pianta, un lombrico, un pesce, un felino o un uomo è data dalla presenza di questo asse. Lungo la direzione della linea mediana gli invertebrati aggregano strutture fasciali e fibrose, tra cui l’apparato digerente. I vertebrati formano anche strutture rigide e ossee, come la colonna vertebrale, oltre che tessuti molli quali la muscolatura assile ed i principali componenti dell’apparato cardio-circolatorio, quali il cuore e l’aorta.

 

Il Canale del sentire
La linea mediana costituisce il nostro primo orientamento. Essa, attraverso millenni di evoluzione, ha aggregato intorno a sé corporature diverse nel tentativo di trovare modalità sempre più adatte ad interagire, relazionarsi e interrogare il mondo circostante. Si potrebbe dire, credo senza esagerazione, che questo asse sia l’aspetto più antico e intimo di noi stessi. Infatti è proprio lungo questo canale centrale che mi sento essere “io”.

Non sarà difficile, per chiunque stia leggendo queste parole, riconoscere che lungo questo canale si svelano le emozioni e i significati che ci riguardano più da vicino. Lungo questo canale si sentono le sensazioni più primordiali e coinvolgenti come lo stupore, il senso di stranezza, il pericolo, la paura, l’attrazione, la repulsione e il senso dell’irrimediabile. Organismi più complessi manifestano emozioni sempre più raffinate e sfaccettate come l’amore, la rabbia, la nostalgia etc. Ciò che realmente ci interessa ora è riconoscere che queste emozioni significative non si sentono in maniera disordinata e caotica nel corpo, bensì trovano il loro epicentro lungo un asse o canale centrale. Questo canale quindi non ha una valenza solamente strutturale, ma è anche il canale del nostro sentire, il luogo dove mi sento proprio “io”. In Oriente da millenni hanno riconosciuto la presenza di questo canale e in esso le zone significative e le corrispondenti sfumature affettive (vedi fig. 2-B).

L’evento “me stesso” non lascia nessuno indifferente; da tempo immemorabile noi uomini ci poniamo la domanda sul perché della nostra esistenza e il senso della nostra vita. Rispondere a queste domande ovviamente richiede una trattazione separata, ma possiamo affermare che la risposta vada cercata osservando ciò che accade lungo il canale del “me stesso”. Chiedendosi: cosa sto sentendo adesso?, cosa dicono in principio tutte le mie emozioni? Cosa significa ciò che sento?

Abbiamo menzionato prima che intorno alla linea mediana si organizza la struttura fisica dell’individuo ma anche quella del sentire. Sarà quindi attraverso l’ascolto delle sensazioni, emozioni e percezioni manifeste lungo questo canale che dovremo cercare le risposte e i significati di queste intime domande.

Le energie emotive e significative di me stesso si muovono e scorrono lungo il mio canale centrale. Non è difficile realizzare che l’esperienza di una emozione è composta da due aspetti, uno è il significato e l’altro è l’energia che ad esso è associata. L’aspetto energetico è quello della sensazione fisica, ad esempio lo stomaco che si chiude, il diaframma che si contrae, etc. L’aspetto del significato è ciò che in questa energia viene svelandosi. La componente energetica più profonda di me stesso (Qi, Kundalini, Shakti, Respiro della Vita, Prana) si organizza attorno alla linea mediana del corpo e può essere paragonata ad una corrente sottomarina, caratterizzata da un ritmo, un’ampiezza e una intensità. L’aspetto primario della nostra forza vitale si presenta come una pulsazione a due fasi, una ascendente, in cui l’onda sale dai piedi alla testa e una discendente dalla testa ai piedi. Una metafora spesso usata per descrivere questo movimento energetico è quella del respiro, ossia con la fase di inspirazione l’energia sale attraverso tutto il corpo verso l’alto espandendosi e con la fase di espirazione questa energia scende verso il basso restringendosi (vedi fig. 3). Il fluttuare del nostro respiro primario, così viene chiamato nella biodinamica craniosacrale, è come una marea, una forza profonda e originaria che sottende le molteplici onde della vita comune.


Diverse culture hanno nominato i canali attraverso cui si mostrano le energie del me stesso. Gli indiani lo hanno chiamato Sushumna, mentre i cinesi ne descrivono il percorso energetico nei meridiani meravigliosi di Vaso Governatore e Vaso di Concezione. Il denominatore comune è che lungo questo canale centrale si manifesta l’energia della vita, l’energia attraverso cui l’universo si dice: me stesso! …Ci sono!


Il Respiro Primario
Sebbene sia alla base della struttura corporea, il respiro primario non corrisponde ad una struttura corporea specifica ma è piuttosto quella forza che lo anima. È come se l’asse centrale fosse il flauto e il respiro primario fosse il fiato che attraverso l’occasione di un “me stesso” dispiega la sua musica (e i suoi significati). La metafora del respiro della vita non è nuova, si pensi all’Antico Testamento in cui viene descritta la genesi secondo cui Dio, dopo aver plasmato la terra inerte, dà la vita all’uomo animandolo del soffio divino. Un osservatore attento, nella quiete e nel silenzio, potrà notare che il suo corpo è attraversato da diverse fluttuazioni, quella del battito del cuore, quella del respiro polmonare e quella del respiro primario. La fluttuazione del respiro primario è più profonda delle altre, paragonabile alle maree dell’oceano piuttosto che alle onde che vi si muovono in superficie. A volte, percepire la fluttuazione del proprio respiro primario può richiedere un po’ di pratica, ma quando si sa cosa ascoltare è semplice.

Basta sedersi su uno sgabello con la schiena verticale ed appoggiare le mani con sensibilità e leggerezza sulle ginocchia, immaginare che le mani siano come due zattere appoggiate sulla superficie di un lago e mentre lungo l’asse centrale avviene la fase di inspirazione primaria si sentiranno le ginocchia espandersi e ruotare verso l’esterno, ed in fase di espirazione primaria si sentiranno le ginocchia avvicinarsi ruotando internamente. Nel corpo umano quando il respiro primario è libero di fluire senza restrizioni e intoppi, tutte le strutture corporee si muovono in maniera coordinata e vibrano in sincronicità.

Ben consapevoli che l’essere umano non è una macchina ma un individuo senziente, le seguenti indicazioni saranno utili ai terapisti che desiderano ristabilire il coordinamento di una zona del corpo che ha subito una lesione, un trauma, o qualche genere di restrizione con il respiro primario. Alla fase di inspirazione primaria corrisponde la flessione delle strutture centrali del corpo e la rotazione esterna delle strutture pari. In fase di espirazione primaria le ossa, membrane, muscoli, fasce, vasi, organi etc. centrali si portano in estensione, mentre le strutture pari ruotano internamente. La descrizione dettagliata degli assi di rotazione delle ossa e costituenti fisiche centrali (occipite, sfenoide, vertebre, sacro, frontale, etmoide, etc.) e delle costituenti pari (parietali, temporali, ali del bacino, etc.) può essere studiata su un buon testo di osteopatia o terapia craniosacrale. Sebbene anche questo argomento richieda una trattazione separata occorre sottolineare che il respiro primario non è una funzione che deriva dalla pulsazione di strutture fisiche, come se fosse una sorta di liquido circolato dall’azione pressostatica di muscoli e ossa. Infatti, in sedute profonde succede di sentire che sebbene il corpo fisico si stabilizzi in una assoluta immobilità, la fluttuazione del respiro primario continua ad essere percettibile e spesso evidenzia il sentire lungo il canale centrale.

Il trattamento olistico
La ricerca del dr. William Seifriz, un biologo tedesco, all’inizio del secolo mostra come una forza sconosciuta determini l’oscillazione dei fluidi nel protoplasma. Il protoplasma, discendente dal “brodo primordiale” è quella sostanza che costituisce la base della vita sia vegetale che animale. In un esperimento da lui condotto, documentato con videocamera, si vede come traumi esterni (sotto forma di un colpo, un agente chimico, una scossa elettrica o calore) modificano, restringono o arrestano la naturale oscillazione dei fluidi nel protoplasma. Non sembra esserci nessun meccanismo interno al protoplasma che giustifichi questa lenta oscillazione fluida. Il dr. William Seifriz afferma che comprendere il motore di questa forza forse ci potrà avvicinare a comprendere la domanda: che cos’è la vita?

Consideriamo vivente un organismo biologico dal momento che esprime la respirazione primaria, dal più semplice protoplasma all’essere umano. Credo che si possa affermare che in grande misura la salute di un individuo sia determinata dalla libera espressione del respiro primario (dell’energia vitale) attraverso l’intero organismo, mentre la sua compiutezza sia determinata dal dispiegamento dei significati che esso veicola. 

Esperienze traumatiche in genere (come una frattura, un colpo, un dispiacere, etc.) provocano tensioni e restrizioni a livello dei tessuti e delle membrane alterando così l’espressione del respiro primario lungo la linea mediana. Se l’organismo non ha a disposizione sufficienti risorse per risolvere un evento traumatico l’energia ad esso associata viene isolata il più possibile in un’area specifica del corpo e trattenuta nei tessuti fino a quando non ci sarà una occasione adeguata per risolverla. Un evento viene considerato traumatico quando ha sopraffatto le capacità di elaborazione e di auto-risoluzione dell’organismo e quindi viene somatizzato a livello tissutale, muscolare, fasciale, cellulare e nervoso risultando così in una alterazione della fluttuazione longitudinale del respiro primario.

L’evento traumatico è sempre associato ad una esperienza che altera gli schemi propriocettivi e che in situazioni intense modifica il comportamento, la salute e il rapporto con l’ambiente dell’individuo. Una grande varietà di tecniche manipolatorie e di movimento possono essere utilizzate per ottenere il rilascio funzionale di strutture psichiche ed emotive, ma il rilassamento e la mobilizzazione dei tessuti e delle strutture organiche non è sempre sufficiente per ripristinare l’espressione della salute in un sistema. In alcuni casi i naturali processi di risoluzione e di autoguarigione potranno essere favoriti dall’integrazione e sincronizzazione della terapia svolta con quella matrice attorno a cui si organizza la struttura fisica e propriocettiva dell’individuo: il respiro primario.

Credo sia importante valorizzare in un qualsiasi percorso terapeutico e di educazione al movimento (sia esso di shiatsu, di ginnastica posturale, di fisioterapia o di tecnica Alexander) l’integrazione propriocettiva del sistema e delle sue parti con la respirazione primaria. Inoltre i medici, i naturopati, i terapisti manuali, o gli educatori del movimento che intraprendono un percorso terapeutico olistico non devono dimenticare che la salute viene influenzata e sostenuta attraverso diversi ambiti: l’ alimentazione, la respirazione, l’esercizio fisico, l’ equilibrio tra lavoro e riposo, l’equilibrio psico-affettivo e lo sviluppo personale e spirituale. Tornare ad esprimere la salute e riorientare le diverse parti del corpo con la propria respirazione primaria richiede generalmente diverse sedute, si tratta di un processo biologico, paragonabile al germogliare di una piantina, che richiede tempo e pazienza.

L’intelligenza intrinseca
Il respiro primario ha in sé un’intelligenza intrinseca. È quella sapienza sta alla base della nostra umana intelligenza che ora sta ascoltando. Il ruolo del terapista olistico dovrebbe essere quello di facilitatore e di sostegno perché questa intelligenza possa svolgere ciò di cui c’è veramente bisogno. Albert Schweitzer afferma:

È compito del medico, stregone africano o medico moderno che sia, intrattenere il paziente mentre si aspetta con discrezione che la natura guarisca la malattia.“

Non sto suggerendo un atteggiamento di superficialità e di laissez faire, ma piuttosto il permanere nella lucida consapevolezza che la salute e la malattia sono determinate da forze intelligenti che nelle giuste condizioni si mostrano attraverso di noi. Nella primavera del 1996 il Dr. James Jealous scrive nel bollettino della Southerland society:

La salute… è al centro del nostro essere e non può essere aumentata o diminuita di un grado. In altre parole, la salute nel nostro corpo non può ammalarsi…La salute nel corpo in realtà trascende la morte. Essa è disponibile nel nostro corpo al 100%, 24 ore su 24 dal concepimento alla morte, poi transpira , non espira.”

Cosa intende veramente James Jealous con salute? Per comprendere occorre coltivare un profondo senso di fiducia e di abbandono al fatto che l’intelligenza intrinseca che determina la salute e la malattia sia veramente sapiente. La formazione del terapista, del medico o dell’operatore della salute dovrebbe perciò riconoscere la fondamentale importanza del contatto e rapporto con l’intelligenza intrinseca che si manifesta in sé stessi e nel paziente. Oltre all’apprendimento di tecniche e metodologie specifiche per trattare problemi contingenti, una formazione olistica dovrebbe preparare l’operatore a promuovere e sostenere le condizioni in cui la salute naturalmente si manifesta. Nel libro “Craniosacrale: La Saggezza nel corpo” Michael Kern scrive: 

Anche se alleviare i sintomi è ovviamente un fine terapeutico apprezzabile, non dovrebbe mai essere l’unico obiettivo. Qualsiasi terapia che non riconosca la saggezza fondamentale del corpo corre il pericolo di sopprimere i sintomi, o semplicemente scambiare un problema con un altro”.

In alcuni casi guarire non implica necessariamente la risoluzione dei sintomi della malattia, in questo senso possiamo affermare che si può essere sani anche se si soffre di un tumore o si è vicini alla morte.


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