asia
30 Giugno 2011

Fukushima: anziani giapponesi si offrono volontari

Anziani giapponesi si offrono volontari al posto dei giovani per pulire la centrale nucleare

Argomento: Ambiente, Attualità

Negli ultimi mesi l'attenzione mondiale si è rivolta all'estremo oriente, per le tristi e gravi vicende che ha vissuto, e sta attraversando, il Paese del Sol Levante.
Vicende che riguardano noi tutti, in particolare nel caso dell'ormai noto incidente nucleare di Fukushima. Per chi ha il coraggio di continuare a seguire gli sviluppi della centrale giapponese, distante dalla capitale solo 250 km, le notizie continuano tutt'oggi a riproporre l'estrema gravità dell'accaduto.
Proprio a questa gravità, sembrano rispondere questo gruppo di volontari anziani giapponesi che da un anonimo ufficio di Tokyo stanno organizzando una spedizione, composta esclusivamente da pensionati-anziani, al fine di aiutare il personale della centrale nucleare ora in difficoltà e il Giappone stesso.
Il signor Yasutero Yamada, referente principale del progetto, sostiene che gli anziani, essendo meno sensibili alle radiazioni rispetto ad un giovane, possono andare a lavorare a Fukushima Dai-ichi.
Il gruppo, rinominato dai media "Suicide corps" ovvero "Squadra suicida" rifiuta questo nome, così come altri simili appellativi (es. kamikaze) perché, dando voce ad un altro membro, Masaaki Takahashi (65 anni): "Non stiamo facendo nulla di speciale. Personalmente, ho solo pensato di dover fare qualcosa e non posso permettere che soltanto i giovani lo facciano".
Kazuko Sasaki (69 anni):
"La mia generazione, la vecchia generazione, appoggiò il piano energetico nucleare. Se non prendiamo noi la responsabilità, chi lo farà?".
E sempre il signor Sasaki: "Quando eravamo giovani, non pensavamo mai alla morte, ma la morte, una volta anziani inizia a diventare più familiare. Sentiamo che la morte ci attende.
Questo non significa che voglio morire. Ma che noi, diventiamo meno timorosi della morte quanto più invecchiamo".
Ancora un esempio di quello spirito giapponese, che spesso ci lascia ammirati e attoniti.
Lo chiamiamo "spirito di sacrificio", "di rinuncia"...
Perché in un qualche modo il loro comportamento ci lascia ammirati?
Per noi oggi, queste parole che significato hanno? Che cosa avremmo fatto al loro posto?
Saremmo disposti a rinunciare -anche alla vita- per proteggere un "valore" che sentiamo più alto?
Qualsiasi risposta vi stiate dando... subito dopo, chiedetevi: "Perché?"

 

a cura di Silvia Siberini
redazione asia.it

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