Vacances de l'esprit

Alcune riflessioni dei docenti

Emanuele Severino

"La pianura della verità"

"Aver tempo per pensare. Ma è così fuori discussione che sia il tempo a includere il pensare? Questo tempo, comunque, richiede un luogo, e anche se Socrate non può più essere tra noi, il lago di Braies, proposto da Le Vacances de l’Esprit, può essere il luogo “ideale”. L’”idea” di un luogo siffatto, per Platone, è l’Ilisso, il piccolo fiume che scorre a Sud di Atene. Qui, Socrate, usando le parole di Pindaro, dice a Fedro che “al di sopra del non aver tempo” (al di sopra dell’ascholia, cioè dell’essenza di scholé - giacché quest’ultima parola indica la quiete del tempo libero) egli pone l’”ascolto”, che da ultimo si rivela come la “cura” per la musica che si leva dalla “pianura della verità”.
“Di qua - dice Socrate a Fedro -, lasciamo la strada e andiamo lungo l’Ilisso, e dopo aver trovato un posto che ci piaccia e tranquillo ci metteremo a sedere”. E Fedro: “Vedi laggiù quel platano altissimo? Lì c’è l’ombra e un pò di brezza, e anche erba per metterci a sedere. Il fiume è proprio bello: l’acqua è limpida che ci si vede il fondo, e fatta perché le fanciulle vengano a giocare sulla riva”. Socrate ama la città, ma è rapito dal luogo, sacro alle Ninfe e ad Acheloo”. Il platano “è nel pieno del suo fiore, e il luogo ne odora tutto”, e “l’aria, così amabile e soave è un lieve sussurro d’estate che s’accorda sommesso al coro delle cicale. Ma la cosa più gentile è quest’erba, così adatta a sostenere la testa. Sicché tu, come ospite, sei stato una guida perfetta, Fedro caro” (Fedro, 230, b-c).
Che ne è oggi della “pianura della verità”? E perché si è creduto di poterla scorgere? L’uomo impara ben presto a cantare per lenire l’angoscia della vita. Anche la filosofia, per i Greci, è canto e musica. Anzi, dice Socrate a Fedro, è “la voce più bella”. Anche per Platone il canto vero consente di non morire. Al lago di Braies possono esserci le cicale? Ciò che Socrate racconta di esse è comunque straordinario (e anche straordinariamente ambiguo). Erano uomini antichissimi, innamorati a tal punto del canto, da dimenticarsi, per cantare, di mangiare e di bere, “venendo così, senza avvedersene, a morte” e rinascendo come cicale, che ora vivono cantando, senza bisogni, e poi vanno in cielo a raccontare alle Muse degli uomini che qui in terra le onorano. E alle muse maggiori, Calliope e Urania, raccontano “di quelli che passano la vita nella filosofia”. Una ragione, questa, dice Socrate, per la quale bisogna parlare e non dormire, nel mezzogiorno."

Emanuele Severino


Margherita Hack: un’estate ad Anterselva con Vacances de l'Esprit

...è di moda, da qualche anno di parlare di “vacanze intelligenti” anche se non è molto chiaro che cosa significhi e cosa si debba fare. Un esempio di vacanze veramente intelligenti ci è dato da A.S.I.A., una sigla esotica per un’iniziativa che però ha sede a Bologna e significa “Associazione Spazio Interiore e Ambiente”. L’associazione organizza ogni anno una serie di corsi estivi su vari argomenti, ciascuno della durata di una settimana in località di montagna. Ci sono stati corsi di fisica, matematica, filosofia, etologia, letteratura. Non ne avevo mai sentito parlare fino a che, verso la fine del 1999 l’ideatore e organizzatore Franco Bertossa non mi ha invitato a tenere un corso di astrofisica dal 29 luglio al 5 agosto 2000, in una località dell’Alto Adige, Anterselva.
Franco Bertossa è maestro di arti marziali orientali, e questo spiega anche la sigla prescelta dall’Associazione. I corsi sono accompagnati da brevi sedute di Meditazione Zen, tenute all’alba e da un corso di Aikido nel primo pomeriggio. Il mio corso di astrofisica ha avuto luogo tutti i giorni dalle 9 alle 12 circa e nel pomeriggio dalle 17 alle 19. Anche il tempo ci ha favorito e salvo un giorno abbiamo avuto sempre il sole. E’ stata un’esperienza interessante, perché la sessantina di allievi che ha seguito con assiduità e attenzione tutte le lezioni, era un pubblico composito, dai giovani e giovanissimi agli anziani, da persone con cultura umanistica e con cultura tecnica. Come sempre quando si parla ad un pubblico eterogeneo per cultura e formazione c’è il problema di essere abbastanza elementari da farsi capire da tutti, ma anche abbastanza rigorosi e su argomenti recenti, tali da interessare anche coloro che hanno buone basi fisico matematiche. Io ho cercato di dare una panoramica dei progressi dell’astronomia dall’antichità ad oggi, sottolineando le straordinarie intuizioni degli astronomi e filosofi greci, e mi sono poi soffermata a spiegare i risultati dei maggiori campi di ricerca odierni, la struttura ed evoluzione stellare, la formazione ed evoluzione delle galassie, i modelli cosmologici e le osservazioni su cui sono basati e infine la recente scoperta di numerosi pianeti extrasolari, che rende più attuale la domanda che l’umanità si è sempre posta: siamo soli nell’universo? Esistono anche altre terre ed altre civiltà?
In complesso mi sembra che il programma abbia permesso una buona mescolanza di cultura orientale, e di scienza astrofisica, lasciando tempo per gite nei dintorni più caratteristici e quindi dando modo di parlare e conoscere meglio i partecipanti al corso. Conoscenze che si sono poi rinsaldate durante le prime colazioni e le ottime cene all’Hotel Vier Brunnenhof, e le brevi ma piacevoli nuotate nella piscina dell’albergo.
Le gite mi hanno fatto conoscere luoghi caratteristici, le bellezze di alcuni laghi alpini, le straordinarie guglie di terra dette piramidi, che ricordano l’Anatolia, le caratteristiche cittadine dell’Alto Adige, dove cultura germanica e cultura latina danno loro un’impronta del tutto particolare. Con alcuni dei partecipanti siamo rimasti in contatto, si sono strette amicizie e cerchiamo ogni tanto di incontrarci qua e là per l’Italia.

Margherita Hack


Gianni Vattimo sulla sua esperienza alle Vacances de l’Esprit del 1997

Oltre la politica e la religione

“L’idea di un seminario di questo tipo è una manna, un invito a nozze ”
L’idea del seminario residenziale, perché lo stare lì tutti insieme dalla mattina alla sera, che all’inizio può sembrare una cosa un po’ da collegio, si rivela poi invece un modo di comunicarsi dei contenuti in maniera non da lezione universitaria. Non tecnica ma più vitale, più condivisa in qualche modo. Quindi questo mi è sembrato molto bello e come al solito all’inizio non ci se lo aspetta, invece alla fine ci si accorge che la cosa è venuta così.
Quello che interessa anche è che lì ci sono persone di provenienza professionale, di condizione esistenziale molto diversa fra loro: dagli studenti alle casalinghe e sono un tipo di pubblico che difficilmente si raggiungerebbe in questa forma, in questa composizione attraverso iniziative diverse. Certo io posso indire una settimana di studi annunciandola ai miei allievi all’università, ma allora ritrovo soltanto quel tipo di gente lì. Quindi in verità trovo anche interessante il genere di persone che un gruppo come A.S.I.A. raggiunge. Perché sono persone interessate da una comprensione dell’esistenza non puramente passiva e non motivate per esempio in senso strettamente religioso o politico, come sono poi i gruppi di interessi che si trovano altrimenti. Certo anche in una riunione politica si trovano persone che provengono da diversi tipi di esperienza ma allora lì l’interesse specifico cambia un po’ nella composizione nel modo di comunicazione; ci si domanda direttamente che cosa bisogna fare in una certa situazione politica. Oppure le riunioni di carattere religioso sono anch’esse molto interessanti e stimolanti, ma per lo più si tratta già di riunioni chiesastiche, cioè quella gente ha già fatto una scelta e ci sono dei testi sacri in base a cui ci si confronta e addirittura ci si giudica. Quel tipo di persone che raggiungono le Vacances de l’Esprit , secondo me è quello che talvolta i partiti politici si illudevano di incontrare come la società civile, cioè un genere di gente su cui si può contare ma che risponde difficilmente a degli appelli già più qualificati. E’ una cosa un po’ più generale. Ed è confortante il numero di persone che si raggiungono e l’entusiasmo con cui vengono. Per quanto mi riguarda credo che però valga per molte specializzazioni, anche per quelli che vengono a parlare di matematica o di canto gregoriano. E’ ovvio che ai tecnici di qualche cosa interessi non soltanto di parlare ad altri tecnici.
Uno come me che si occupa di filosofia che è un disciplina che non ha senso se non come comunicabile generalmente e universalmente, l’idea di un seminario di questo tipo, basato su un progetto di comunicazione intensa non casuale, non una conferenza una tantum, è una manna, un invito a nozze. Io me la sono molto goduta.
Sono tornato con l’impressione di essermi arricchito. Nel senso che mettere in forma e comunicare le proprie teorie e poi sentire le domande, le discussioni, le reazioni, mi pare interessante. Mi ha arricchito di più di un seminario universitario. Devo confessare anche che l’elemento quadro globale, cioè la vita comune eccetera c’entra molto. La minore ricchezza della comunicazione universitaria dipende anche molto dal quadro istituzionale molto rigido: l’ora di lezione, l’ora di seminario etc. La formula mi sembra molto ben trovata, come dicevo l’anno scorso a Franco Bertossa, l’ideatore di questa vacanza, credo che meriti e che sia destinata ad estendersi, a trovare più riuscita e successo.
La televisione è sempre più noiosa. Allora il tipo di comunicazione sociale dentro cui siamo immersi, di cui la televisione è l’esempio più classico, comincia a stufare, non hanno da dire più niente. Questa mi sembra invece la prospettiva di cose che meritano di svilupparsi e che comunque secondo me per una certa logica della cosa stessa, finiranno per occuparsene di più. L’iniziativa avrà sempre più concorrenti. Ne ho parlato anche con uno in America, di come essa derivasse dal Club Mediterranée, dalle sue origini più spiritualmente impegnate perciò avrà anche degli ospiti dall’America.
Una gran parte del messaggio è il modo in cui lo si comunica, il modo in cui lo si discute etc. Sebbene fossi un partecipante molto pigro, anche l’idea che ci siano di mezzo quegli esercizi mattutini di Aikido e Yoga, con una certa cura per la realizzazione nel corpo di certe cose non è sbagliato e forse la filosofia avrebbe da guadagnarne.

Gianni Vattimo


Lettera di Franco Volpi ad ASIA sulla sua esperienza
alle Vacances de l'Esprit 2000

...nelle nostre università la filosofia sverna soltanto...

Per quanto avessi alle spalle altre esperienze positive con un pubblico di "non specialisti" della filosofia, non potevo certo immaginare, nel venire ad Anterselva, che avrei trovato un auditorio così folto, motivato e preparato. Fin dal primo incontro si è instaurata un'intensa sinergia, che ha consentito ai partecipanti di tenere per tutto il tempo una sorprendente concentrazione e a me di trattare in una settimana un novero di problemi che solitamente, nella normale routine universitaria, non riesco a toccare nemmeno in un semestre. Ahimè, ciò mi ha costretto a sacrificare il mio apprendistato in aikido. Venuto come colui che doveva dare, sono partito avendo ricevuto almeno altrettanto. E penso che chiunque abbia fatto l'esperienza estiva delle Vacances de l'Esprit sia incline a pensare che nelle nostre università la filosofia sverna soltanto.Le vancanze dello spirito sono state una sorpresa, per me. Non sapevo che si facessero incontri di questo genere, e se anche l'avessi saputo non avrei pensato che potessero essere così. Forse sono uno dei pochi che le hanno vissute dalle due parti della barricata: come allievo, e come insegnante.
Sono state due esperienze diverse, ed entrambe affascinanti.
Anzitutto, il luogo é magnifico. Io ho visto, nei miei viaggi, posti di ogni genere, ma Anterselva é talmente perfetta che, a volte, sembrava irreale. A volte mi divertivo a immaginare di essere come il protagonista di "truman show": cercavo di cogliere sul fatto gli impiegati del comune che la mattina vanno a mettere i fiori sulle finestre, a pettinare i prati, a colorare il cielo e i monti dei colori giusti, ma non ci sono mai riuscito: o Anterselva é reale, o é un'illusione molto ben costruita (come, d'altronde, é la vita stessa).

Ma, soprattutto, l'ambiente e' entusiasmante. poter parlare a un centinaio di persone disposte a starti a sentire non per una conferenza di un'ora o due, ma per quattro o cinque ore al giorno, per un'intera settimana, e' qualcosa che pochi professori hanno sperimentato. e io non parlavo di problemi che, tutto sommato, possono (o si pensa che possano) interessare la vita quotidiana, come fanno (o credono di fare) i filosofi. No, insegnavo un corso di logica matematica!

Avere poi un'uditorio che andava, se ben ricordo, dai sedici agli ottantasette, e' stata anche questa un'esperienza nuova: ti obbliga a parlare in un linguaggio "universale", non specialistico, e a cercare di estrarre dalla tua disciplina i contenuti piu' concreti e profondi, invece di giocare coi tecnicismi, come spesso siamo abituati a fare nelle aule universitarie.

Anche l'esperienza come uditore, e' stata interessante. ho potuto vedere un filosofo in azione, pensare ad alta voce di fronte al pubblico. Non ho capito tutto quello che ha detto. Anzi, credo di aver capito poco, tutto sommato. Ma ne ho comunque ricavato un beneficio intellettuale, e soprattutto ho potuto costruire un rapporto personale con lui, e fare passi nella direzione di una comprensione reciproca fra scienziati e umanisti: qualcosa che dovra' diventare la norma, se vogliamo superare le barriere culturali.

Confesso di non aver usufruito delle possibilita' di meditazione e di aikido che ASIA offriva: mea culpa, ma ero gia' impegnato nell'impresa precedente, e non potevo fare tutto in una volta sola. Spero pero' vivamente di averne la possibilita' in futuro. Anzi, magari gia' quest'anno, se la vita e il lavoro me lo permetteranno. Ho pero' discusso con tutti voi di queste cose, senza paura di mostrarvi i mostri pregiudizi, e magari fingendo di averne piu' di quanti ne avessi veramente. O, forse, mi sono soltanto ricreduto su qualcuno nel frattempo, grazie ai nostri scambi, e col senno di poi ora mi
sembra di non averli mai avuti.

Considero dunque le due settimane dello scorso anno soltanto un inizio di colloquio, che continuera' nel futuro. Vi ringrazio per la bella opportunita' che mi avete offerto, e spero di rivedervi tutti presto.

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