asia
08 Ottobre 2011

Coraggio e verità, in memoria di Steve Jobs.

"... inaspettatamente appare un uomo che ci parla a cuore aperto dell'argomento più indigesto per questa società, la morte".
Argomento: Attualità

La morte di Steve Jobs, padre della Apple, avvenuta questo 5 Ottobre, ha suscitato un moto di cordoglio e commemorazione inaspettatamente vasto. Naturalmente c'è anche chi ha criticato o semplicemente mal interpretato i fiori e le candele posti davanti agli Apple Stores di tutto il mondo, definendoli un'esagerazione tipicamente nerd. Il rispetto che tuttavia traspare da questi piccoli gesti è troppo grande, troppo sincero per essere davvero così superficiale. Ma le innovazioni tecnologiche di cui ci ha fatto dono bastano a spiegare questo successo? Risponde perfettamente a questa domanda, con un articolo semplice e significativo, Ludovico Fois su Diritto di Critica, rievocando l'intenso discorso che Steve Jobs tenne ai neolaureati di Stanford nel 2005. La forza che pervade la figura di Steve Jobs non risiede solo nel successo tecnologico, informatico e più in generale lavorativo. Essa risiede nella vita, tutt'altro che facile, che ha vissuto e che ha avuto il coraggio di raccontare a cuore aperto. In una società che fin da piccoli ci spinge a "diventare famosi", convincendoci che sia la strada per la realizzazione personale e nascondendoci con essa la nostra fragilità, Steve Jobs, all'apice del proprio successo, raccontando gli episodi più difficili, ma anche più intensi e significativi della sua vita, ci mostra chiaramente come nulla, nemmeno il successo, possa cancellare il destino che presto o tardi ci attende tutti: la morte. E la forza che ha spinto tante persone a commemorarlo è la forza di questa verità di cui con coraggio ci ha resi partecipi, ma senza abbandonarci ad essa incapaci di affrontarla. "Con una semplicità disarmante -quasi fuori luogo- ci scaraventa tutti di fronte alla caducità della nostra esistenza. Ci fa precipitare negli abissi dell'esistenzialismo e poi ci riporta in alto, regalandoci qualcosa che a vent'anni vale tutto: una prospettiva con cui guardare la vita davanti".
«Siate affamati. Siate folli» (Steve Jobs)


Per leggere l'articolo clicca qui

 Discorso di Stanford (con sottotitoli in italiano)

 

Lucia Bertossa


Commenti:


 STEVE  Utente
CANCLA56
11 Ottobre 2011 - 08:25
Ha lasciato qulcosa anche per chi guarda la realtà come me. Ho faticato molto sia per guadagnarmi da vivere, sia per non diventare vittima del mio (troppo) realismo. Sovente vittima delle mie illusioni cagionate dal disincanto e dalle delusioni. Sono una persona molto matura (inteso come età anagrafica) ma Stive, mi ha lasciato questo messaggio, credi in te stesso anche per piccole cose che vivi quotidianamente ovvero queste piccole cose sono un processo continuo di relizzazione di se stesso. La vita è questa, un continuo flusso di esperienze che culminano con la realizzazione di se stessi. Non è facile da comprendere e neppure fare proprio questo concetto presi troppo spesso dai problemi contigenti della vita ma oggi non sei più lo stesso di eri. Ciao Steve, grazie. Clara


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