asia
30 Marzo 2007

Il Sacro o la dimensione simbolica

Argomento: Filosofia

Lezione di Umberto Galimberti alle Vacances de l’Esprit 2006

Parte 1 - Parte 2 - Parte 3 - Parte 4

Questa grande macchina della definizione e della determinazione delle cose è la prima grande macchina logica instaurata dalla filosofia, attraverso l’escogitazione del principio di non contraddizione che determina, definisce i significati delle cose garantendone la prevedibilità nel loro uso e l’univocità nella loro significazione. Il principio di non contraddizione dice che il bicchiere è il bicchiere e non altro, dove per “altro” sono nominate al negativo tutte le cose che non sono il bicchiere, quindi non è elefante, non è tavolo, non è sedia, non è matita, non è, non è, non è... Il principio di non contraddizione è una macchina che consente la definizione delle cose, la loro determinazione, la loro differenza rispetto alle altre cose ed è stato istituito dalla filosofia per consentire la comunicazione univoca, per orientarci nel linguaggio e per tranquillizzarci nei comportamenti. Queste cose vanno tenute presenti, perché pur di muoverci all’interno di un linguaggio determinato e univoco, dimentichiamo che le cose funzionano secondo questa regolarità esattamente perché tutti stiamo a questi patti definitori. Basta che uno impazzisca e si sottragga al patto delle definizioni, che tutto il mondo diventa terrorizzante.

Il folle è colui che rompe il patto delle definizioni, non sta al principio di non contraddizione e aprendo un cassetto dove c’è un coltello, invece di tagliare la carne, sbudella chi gli sta vicino, perché il coltello è disponibile anche per altri scenari di possibilità. Questo sta a dire che tutte le cose dimorano nel sacro, cioè nell’oscillazione vorticosa di tutti i significati ed è solo una nostra convenzione quella di stare alle regole razionali, dove per ragione io intendo proprio lo stare ai patti delle definizioni. Questa prima macchina è una tecnica. La ragione non è altro che la tecnica della definizione, una tecnica in cui si conviene di stare ai patti definitori: questo scenario si chiama ragione. La filosofia inaugura la ragione e anche se la ragione non si esaurisce in questo, è soprattutto questo. Esser ragionevoli significa stare alle definizioni. I bambini che devono ancora arrivare all’età della ragione e che ci arrivano gradatamente, nuotano nell’area del sacro, ovvero nell’indifferenziato. Se un bambino di due anni dovesse accostarsi a questo bicchiere, la mamma si avvicinerebbe subito e glielo sottrarrebbe. Perché glielo sottrae? Dicendo che è pericoloso, giusto? È veramente pericoloso per il fatto che, siccome il bambino non è arrivato al patto delle definizioni potrebbe fare di questo bicchiere tutto ciò per cui il bicchiere è disponibile, non solamente il bere. Ecco, quindi, quello che noi diamo per scontato, ricordiamoci che è un “guadagnato” nella storia dell’umanità. E perché si è arrivati a questo?

Perché prima del linguaggio razionale, gli uomini hanno nuotato in un linguaggio che io chiamo simbolico, assumendo con questa parola non quello che intendono gli psicoanalisti o i semiologi, per i quali il simbolo è una cosa che fa riferimento ad un’altra. Probabilmente per la psicoanalisi freudiana, il campanile che io sogno è il simbolo del fallo e la caverna che io sogno è il simbolo del contenitore materno. Questi non sono simboli, sono segni: una cosa sta per l’altra. La bandiera italiana non è un simbolo dell’Italia, è un segno, perché la bandiera italiana sta per nazione italiana e non sta per nazione tedesca o nazione spagnola. Quindi, quando il referente tra simbolo e simboleggiato è univoco, non parliamo di simboli, parliamo di segni. La bandiera italiana è il segno dell’Italia, non il simbolo, perché il referente è unico.

Simbolo è una parola greca: sumballein (siumballein), che vuol dire mettere assieme due significati o più significati, che di per sé non starebbero necessariamente insieme. Prima dell’avvento della ragione, l’umanità parlava un linguaggio simbolico. Jung, che ha studiato con una certa attenzione e intelligenza i simboli, racconta che un giorno si recò in Africa nella tribù dei Vacandi, durante una festa di primavera. In occasione della festa i Vacandi avevano tracciato sulla terra un solco a guisa di genitali femminili, intorno ad esso avevano collocato delle aste a guisa di genitali maschili e ballando e danzando intorno, cantavano: “Puli mira puli mira avatacà”, che secondo la traduzione dello psicoanalista vuol dire: “questa non è una fossa, questa non è una fossa ma è una vulva”. Secondo Jung i Vacandi trasformavano, attraverso questa immagine, l’energia sessuale in energia lavorativa; si applicavano alla terra come ci si applica alla vulva.

A parte questo, quel che a noi interessa è che i Vacandi attraverso un rito stabiliscono una connessione di significati che altrimenti non stanno insieme. Stanno insieme solamente all’interno del codice di quella tribù, uscendo dalla quale la connessione di significati non funziona più. Quindi, la prima operazione per arrivare ad un linguaggio universale dove tutti ci possiamo intendere allo stesso modo, è quella di uscire dal linguaggio simbolico, di non fare delle connessioni arbitrarie costruite sulla base della somiglianza, della contingenza, della contiguità, dell’immagine similare che una cosa può avere con un’altra. Per riuscire ad intenderci dobbiamo uscire dalla dimensione simbolica che mette insieme i significati (sumballein) ed entrare in una dimensione diabolica. La ragione è diabolica: “diabàllein”, che vuol dire separare; “bàllein” vuol dire gettare, “dià” significa diametro, lontano. “Siùn”, invece, vuol dire insieme, la dimensione simbolica è antecedente il linguaggio razionale; i primitivi, non essendo ancora arrivati alla ragione, si erano difesi dall’indifferenziato attraverso dei riti che facevano delle connessioni tra i significati per potersi intendere. Quando le connessioni sono condivise, si hanno le regole del gioco arbitrarie, solide o flebili che siano, alle quali tutti si attengono e in questo modo ci si intende e si può giocare. Tali regole, però, sono molto fragili e funzionano solo in un determinato ambito: trattare le fosse come vulve va bene là, nella tribù dei Vacandi, dove si è fatta questa connessione, ma fuori da questa tribù, cosa si capisce?

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Tratto dall'articolo IL SACRO o LA DIMENSIONE SIMBOLICA, trascrizione di una lezione di Umberto Galimberti alle Vacances de l'Esprit 2006 e comparso sulla rivista Antiche e moderne vie d'illuminazione, periodico dell'associazione ASIA, nel n. 27 Dicembre 2006

 


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