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Impariamo a pensare. Cos’è una relazione?

Laboratorio filosofico condotto da Alessandra Ielli.
Il terzo appuntamento del laboratorio filosofico per ragazzi, condotto da Alessandra Ielli (autrice del libro "Impariamo a pensare") presso ASIA Modena, si è svolto lo scorso 23 Febbraio 2008.

Cos’è una relazione?

•    Possiamo cambiare?
•    Siamo come Trilli?

Con: Alessandra, Anita, Claudia,Chiara, Davide,Loredana,Martina,

Alessandra: alla fine del primo incontro qualcuno di voi aveva espresso il desiderio di affrontare la domanda:cosa sono io, altri invece avevano posto l’accento su cosa fosse l’universo ed altri ancora avevano rivolto la loro attenzione    alla relazione tra noi stessi e l’altro, in particolare, sul perché le relazioni siano così difficili. Mi è sembrata  quest’ultima una domanda molto sensata perché di fatto è nella vita di relazione che insorgono i nostri problemi. Ora però vorrei chiedervi se queste tre domande centrali su sé stessi, il mondo e la relazione possono essere indagate indipendentemente l’una dall’altra.

Davide: secondo me no perché il nostro io è sempre in relazione con qualcosa
Loredana : però forse se non studi te stesso non puoi capire gli altri
Chiara:  è anche vero che se ci concentriamo solo su noi stessi  escludiamo una parte molto importante della realtà: gli altri e il mondo!
Davide: so che ad esempio i monaci tibetani vivono molto isolati ma sono scelte molto difficili e che richiedono una motivazione forte, altrimenti se tu ti allontani senza una spinta forte  all’isolamento la settimana dopo ti ritrovi alla Coop a mangiare il gelato.
Alessandra:  nel caso di un uomo che vive solo come un eremita,  la sua mente è “isolata” o è sempre in relazione con qualcosa? Esiste qualcosa come un”io” separato dal mondo?Anche quando siete soli con voi stessi e  pensate,  c’è il pensiero o ci siete voi in relazione col vostro pensiero?
Chiara: quando penso tra me e me  è come fossimo in due
Alessandra: anche nel monologo c’è una relazione di noi stessi con noi…per questo la questione della relazione è così importante perché è come una struttura di base da cui noi non possiamo prescindere,sia che  siamo intenzionati verso il mondo o verso gli altri o verso noi stessi. C’è sempre un’alterità e non è possibile indagare un polo della relazione senza prendere in considerazione l’altro

Davide : a proposito io avrei bisogno di un chiarimento: cosa fa una persona quando medita?
Alessandra: ho capito cosa mi chiedi ma prova a riformulare la domanda in modo più preciso e concreto.
Davide: cosa pensa una persona quando medita?
Alessandra: la meditazione  non si fa in terza persona quindi per avere una domanda “utile” forse dovresti chiedermi cosa faccio io quando medito
Davide: pensavo ci fosse una regola generale
Alessandra: esistono tante scuole  e molto diverse tra loro . Tutti i medici fanno lo stesso mestiere ma il loro modo di operare può essere totalmente diverso.
Per meditare   innanzitutto preparo il corpo perché la colonna vertebrale stabile ed eretta consente una grande capacità di concentrazione. Quando il corpo è stabile ed il respiro calmo posso  cominciare a indagare una domanda che mi sta molto a cuore. Per meditare la premessa è avere una forte motivazione a capire qualcosa che mi sta molto a cuore.

Il tema di oggi quindi è la relazione , proviamo a chiederci se  posso cambiare la relazione con una persona, un amico ad esempio,  indipendentemente da me. Se posso cambiare l’altro cosa posso cambiare? È più facile cambiare gli altri o noi stessi?

Anita : è più facile cambiare noi stessi perché quando critichiamo una persona, questa si chiude.
Claudia: è vero questa è una reazione possibile, succede anche che essa reagisca aggredendo, quindi cambiare gli altri è davvero difficile….. mi sembra che un cambiamento dell’altro possa avvenire solo se la persona in questione vuole già cambiare e quindi  se c’è già  una sua motivazione che la rende disponibile anche ad una critica
Alessandra: siete mai riusciti a cambiare qualcuno? Conoscete persone che, grazie ad un vostro intervento, sono riuscite a modificare qualcosa di sé?
Davide: forse io non ho cambiato nessuno però io sono cambiato grazie all’aiuto di qualcuno …io ero antisemita ( perplessità generale) e avevo pregiudizi razziali che ora non  ho più!
Martina: io invece pensavo il contrario, cioè che è così difficile cambiare sé stessi che mi sembra più probabile  modificare l’esterno….a volte puoi mettere ad es. dei limiti ad una persona mentre è molto più difficile porli a sé stessi, oppure è più facile accorgerci degli errori degli altri che non dei nostri.
Alessandra: però l’atteggiamento che metti in atto per produrre un cambiamento in un altro dipende dalla tua visione delle cose
Martina: sì certo parte da una mia considerazione
Chiara:infatti  penso che visto che per cambiare un altro devi cambiare te stesso mi sembra che prima si debba lavorare su sé stessi  e poi, se qualcosa in noi cambia, può essere che chi ci sta accanto  possa a sua volta essere indotto  a rivedere alcuni suoi comportamenti.
Alessandra: quindi secondo voi è possibile cambiare… quanto? Si danno dei cambiamenti radicali in una persona?
Davide:  secondo me, per un cambiamento totale deve accadere qualcosa di veramente grave..se vedi morire qualcuno  forse qualcosa dentro di te davvero cambia.
Anche alla nostra età cambiare non è semplice..io ho avuto la fortuna di incontrare la prof B.Z. che parla in modo così chiaro e sa argomentare  così bene e , grazie a lei non sono più antisemita,   ma immagino che a trenta anni ognuno ha già le sue convinzioni, i suoi modi di essere, le sue abitudini ed in termini di ragionamento avrà trovato già tutto per supportare il suo punto di vista. Mettersi davvero in discussione è cosa grossa e solo qualcosa della vita di altrettanto grande può  indurla.
Alessandra: La cosa strana è che spesso viviamo non spinti da un vero  desiderio di conoscere la realtà ma secondo un criterio di sicurezza e se vivere secondo una certa ideologia ti dà sicurezza farai il possibile per trovare le giustificazioni a supporto di quell’ideologia. Ricordate l’argomentazione di Voltaire a proposito del fanatismo ?   Dove sosteneva che il fanatismo non viene dalla ragione ma da un sentire..se fosse una questione razionale, potresti confutarlo con argomentazioni valide, ma l’origine è - diceva lui-  “nella passione” Quindi potremmo dire che è possibile cambiare  ma i cambiamenti totali sono rari.
Martina: ma accadono
Alessandra: sì…una cosa interessante  è che  ad esempio  esperienze traumatiche come quelle  di guerra a volte hanno distrutto persone, in altri casi hanno completamente trasformato le persone  in senso positivo, come se quell’esperienza così traumatica avesse distrutto l’ego e avesse insegnato un modo di vivere la vita più fiducioso  ed essenziale, senza pretese … a “mani aperte”
Chiara: Mio zio  mi ha raccontato di un suo compagno che in guerra in India  ha vissuto qualcosa che l’ha completamente trasformato e dopo si rifiutava di sparare, veniva mandato in combattimento ma se ne stava lì inerme ed infatti è stato mandato a casa
Alessandra: anche Dostoevskij era stato condannato  a morte ed un attimo prima di essere giustiziato gli era arrivata la sospensione della condanna e raccontava come in quel momento estremo di fronte alla morte avesse vissuto come uno squarcio della mente che lo aveva completamente trasformato mostrandogli la realtà in modo del tutto diverso. Le conversioni forse avvengono  così…molto rare.
Tuttavia abbiamo introdotto questo discorso sui cambiamenti perché la domanda sulla difficoltà nelle relazioni  che avete fatto mi è sembrata molto sensata in quanto quasi tutti i nostri problemi nascono all’interno di esse, finora abbiamo indagato il confronto tra come siamo noi e l’altro  ora potremmo cercare invece di mettere a fuoco il rapporto  tra come siamo e come vorremmo essere etc.
Per cambiare credo sia importante capire quali sono le nostre aspettative, cosa vogliamo davvero?
 Ad esempio a Natale alcuni di voi sono venuti a trovarmi  e Claudia mi diceva di aver trovato appassionante la lettura di Conrad  (the heart of darkrness) ora questo non mi ha sorpreso per nulla perché so che fin da quando aveva 12 anni la domanda su cosa sia bene e cosa sia male l’ha sempre accompagnata, è stato un suo filo conduttore; oppure per Martina il senso dell’assurdo che nasce da  certe tragedie umane . L’anno scorso è andata ad Auschwitz ma già in seconda media aveva espresso il desiderio di farlo. Ciò che voglio dire è che abbiamo delle spinte profonde che ci caratterizzano e forse all’origine di tante difficoltà relazionali c’è proprio una diversità che va oltre la cause contingenti di un allontanamento. Non so se avete colto ciò che voglio dire
Davide:  a volte le rotture vengono da due principi di vita diversi anche se non ne siamo consapevoli
Anita: sì proprio quest’estate mi sono allontanata da una mia amica per una storia di ragazzi, al ritorno a scuola apparentemente tutto è tornato come prima ma io ormai mi sento distante. Mi sono resa conto che proprio siamo diverse e ciò che non mi piace è soprattutto il suo essere molto chiusa nei confronti delle altre culture. Anche la settimana scorsa abbiamo guardato in classe un opera cinese e lei, come molti altri, ridevano per il solo fatto che chi recitava non aveva un paio di jeans ed una t-shirt … sarà una banalità ma a me sembrava assurdo
Loredana: anche a me è successa una cosa simile, all’inizio della scuola mi sono molto legata ad una ragazza e speravo di aver finalmente trovato un’amica italiana e l’ho aiutata molto a recuperare il debito che aveva in una materia, poi una volta saldato il debito la sua amicizia era finita…mi sono sentita usata e mi sono anche chiesta come mai avessi riposto in lei tanta fiducia
Alessandra: a volte accade di poter viaggiare insieme per un certo periodo e durante il viaggio ci sembra di poter coincidere totalmente, ma questo non accade o se accade è  molto raro. Di solito quando ci allontaniamo dalle persone pensiamo che siano i fatti esterni della vita ma, a mio vedere ( e mi raccomando di chiedervi se è così anche per voi) sono le nostre “ strutture” di fondo che, se sono incompatibili, ci portano a prendere le distanze Quindi chiediamoci cosa sono le nostre aspettative di fondo e vedrete che all’origine dei conflitti risiedono le nostre aspirazioni più profonde. Le aspettative a volte sono proprio le domande ( le domane o i bisogni?) più sentite e queste sono insormontabili perché sono la nostra stessa struttura
Claudia: ma tutte le aspettative sono uguali?
Alessandra: alcune  aspettative forse sono meno “corrette”… cosa vorremmo dagli altri?
Davide: che fossero come noi!
Alessandra: sì vorremmo un nostro duplicato
Davide: è vero ma è assurdo!
Alessandra: ecco un altro che ha spesso in bocca la parola assurdo!  Come chiamiamo una aspettativa assurda che non ha ragioni essere? Una pretesa. Noi nutriamo sempre delle aspettative sulle persone ma riusciamo a distinguere tra un’aspettativa “corretta” ed una pretesa?
Chiara: di solito ci accorgiamo sempre dopo di una pretesa quando l’altro è contrariato..vedere i nostri errori è davvero difficile
Anita: io volevo dire che distinguere tra aspettativa e pretesa non è facile, faccio un esempio. Io di solito mangio salato a colazione. Viene a trovarmi una mia amica  e per una settimana le offro toast anche se so che lei preferisce il dolce. Per lei il mio modo di comportarmi è una pretesa perché voglio che sia lei ad adeguarsi a me mentre io invece non me ne accorgo neanche. Voglio dire che quando noi siamo molto abituati a qualcosa ci risulta difficile immaginare che esistano altre possibilità perché per noi è naturale il nostro modo
Alessandra: è vero! con più una cosa ci è “naturale” con più facciamo fatica a vederla.
Quanto siamo infarciti di pretese? Cosa distingue un’aspettativa da una pretesa?   Di quali convinzioni e conclusioni errate si nutrono le nostre aspettative ?
 Dicono che si passa un pezzo della vita a cercare di cambiare il mondo poi a volte accade che ti accorgi che non il mondo ma la tua visione del mondo può cambiare Quando dico cambiare il mio modo di vedere il mondo e gli altri cosa significa? Che innanzitutto dovremmo capire come lo vediamo, attraverso quale lente. A questo proposito vi vorrei leggere un brano da il fu Mattia Pascal di  Pirandello

La lanternino-sofia
“……… mi svolse, dico, una sua concezione filosofica, speciosissima, che si potrebbe forse chiamare lanternino-sofia. …il signor Anselmo, seguitando, mi dimostrava che, per nostra disgrazia, noi non siamo come l'albero che vive e non si sente, a cui la terra, il sole, l'aria, la pioggia, il vento, non sembra che sieno cose ch'esso non sia: cose amiche o nocive. A noi uomini, invece, nascendo, è toccato un tristo privilegio: quello di  sentirci vivere,  con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà    fuori di  noi questo nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario, secondo i tempi, i casi e la fortuna. E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che proietta tutt'intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo purtroppo creder vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi.”

Noi abbiamo  questo lanternino che il signor Anselmo collega col sentimento della vita col nostro senso dell’esserci e che e ci contraddistingue come esseri senzienti. Questo sentirsi esistere ci accompagna
Chiara: si acuisce nei momenti difficili
Alessandra: sì ma quando vedrete approssimarsi l’esame non pensate che sarete in ansia solo in relazione alle cose che non avete studiato a fondo. Quel senso d’ansia che provate prima delle interrogazioni di cui spesso abbiamo parlato, si accentuerà prima dell’esame perché vi sentirete totalmente chiamati in causa e vi  sentirete con un’intensità particolare. Siamo senzienti perchè ci sentiamo e questo sentirsi, il sentimento esistenziale di fondo, assume colori diversi a seconda delle personalità e ci fa vedere il mondo secondo il colore di quel vetro.

“Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione? ( SI DARA' UN'ALTRA FORMA DI ESISTENZA?) - Dorme, signor Meis? - Segua, segua pure, signor Anselmo: non dormo. Mi par quasi di vederlo, codesto suo lanternino. - Ah, bene... Ma poiché lei ha l'occhio offeso, non ci addentriamo troppo nella filosofia, eh? e cerchiamo piuttosto d'inseguire per ispasso le lucciole sperdute, che sarebbero i nostri lanternini, nel bujo della sorte umana. Io direi innanzi tutto che son di tanti colori; che ne dice lei? secondo il vetro che ci fornisce l'illusione, gran mercantessa, gran mercantessa di vetri colorati.  …… in certe età della storia, come in certe stagioni della vita individuale, si potrebbe determinare il predominio d'un dato colore, eh? In ogni età, infatti, si suole stabilire tra gli uomini un certo accordo di sentimenti che dà lume e colore a quei lanternoni che sono i termini astratti: Verità, Virtù, Bellezza, Onore, e che so io... E non le pare che fosse rosso, ad esempio, il lanternone della Virtù pagana? Di color violetto, color deprimente, quello della Virtù cristiana.”

L’illusione dà ad ognuno di noi una particolare lente che ci fa vedere il mondo in un certo modo.
I lanternoni sono le ideologie delle varie epoche storiche e quando vediamo attraverso un dato lanternone è molto difficile accorgersi che stiamo guardando attraverso di esso. Nelll’illumininismo la lanterna era la ragione, non perché fosse sbagliata la scoperta della ragione ma forse l’assolutizzazione del valore della ragione ha comportato la non considerazione di altre modalità di approccio al reale , oppure un’altra lanterna è stato il materialismo tutto è materia o lo spiritualismo tutto è spirito. Non sto discutendo sul valore della visione in sé ma mi trovo d’accordo sul fatto che quando sei dentro ad una visione del mondo è difficile accorgersi di essa. Come diceva prima Anita, se per te è naturale mangiare salato non prendi neanche in considerazione il fatto che quello è un modo di mangiare e non il modo di mangiare. Realizzare la presenza della  lente che stai usando è difficile.

Questa lanterninosofia  di Pirandello mi ha fatto ricordare la classificazione degli idoli  di Bacone . Ve li ricordate? Bacone nel tentativo di scovare l’origine dei nostri errori  cerca di scovare le illusioni, che lui chiama idoli,  che affliggono  il genere umano
 Quelli della tribù, cioè riportabili alla natura umana di cui un esempio è quello di affidarsi solo alla percezione sensoriale. Noi siamo portati a pensare che ciò che sentiamo coi sensi  sia sempre vero . ma se ad es. prendete un bastone e lo mettete nell’acqua  ciò che i vostri occhi vedono non corrisponderà alla realtà
Gli idoli della spelonca, che sono le lenti che ci mettiamo perché abbiamo una certa personalità o perché siamo cresciuti in una certa famiglia che dà valore a certe cose e non ad altre. Provate voi a cercare degli esempi.
Chiara : se un ragazzo cresce in una famiglia dove c’è un alcolizzato tenderà o a ripetere il comportamento oppure ad avere l’atteggiamento opposto
Alessandra: è vero magari tutte le volte che vedi qualcuno alzare un bicchiere di vino lo prenderai per alcolizzato perché proietterai su di lui la tua paura
Se cerchiamo di trovare esempi dalla nostra vita è perchè questo ci aiuta a scovare i nostri lanternini.
Davide: mio padre ha avuto un padre molto severo e spesso si è sentito molto mortificato, perciò con me ha avuto il comportamento contrario
Alessandra: Sì il condizionamento può essere per analogia o per contrapposizione ma comunque c’è
Davide: sì io per esempio vorrei essere più severo con mio figlio
Alessandra. Sì, si cresce anche sugli errori dei nostri genitori
Poi ci sono dei lanternini che abbiamo per indole, c’è quello che si alza mattina cantando e l’altro che è di pessimo umore e la realtà che vede ne  sarà influenzata.
 Davide: e se qualcuno ci fa notare la nostra indole ci dà quasi fastidio
Al mattino non sopporto nessuno
Alessandra: Oscar Wilde diceva che se uno si sveglia al mattino  ed è contento o è stolto o ...
Martina : naturalmente lui era della “tribù” dei nottambuli!
Alessandra :certo!  Un altro idolo individuato da Bacone  erano le parole ( gli idoli del foro). Non sempre le parole sono fonte di verità…in quale ambito lo possiamo constatare  ?
Martina: in politica
Alessandra: giusto ..avete mai sentito parlare di successi elettorali ottenuti grazie alla retorica o ( al giorno d’oggi) dei mass media?
 Tutti: ehhh
Alessandra: Infine  gli idoli più pericolosi sono i grandi sistemi  filosofici e corrispondono ai lanternoni di Pirandello  che fanno luce su tutto.  Proprio perché illuminano tutto, persino noi stessi,  non ci danno la possibilità  di accorgerci della lente stessa attraverso cui  vediamo e viviamo. I grandi sistemi filosofici  hanno caratterizzato le varie epoche storiche e  se fosse stato facile sottrarsi a quel pensiero matrice  non ci sarebbero state masse intere di popolazioni mosse da quel pensiero di fondo
Davide: al giorno d’oggi  la regola  dominante è quella del più furbo
Alessandra: forse questo è un comportamento che è il prodotto di un pensiero
Loredana: forse è vivere all’istante senza pensare troppo
Alessandra: perché è così?
Martina: forse abbiamo paura perché sembra che niente abbia veramente valore
Alessandra: sì hai ragione sembra che non ci sia niente che abbia un valore assoluto…..oggi un pensiero estremamente diffuso è che tutto sia relativo..
Se siete d’accordo che questo pensiero sia dominante potremmo innanzitutto chiederci se è vero che tutto è relativo?
Davide: sì!
Alessandra: perché?
Davide: perché ciò che siamo e facciamo  cambia sempre. Dov’è un punto fermo?
Alessandra: hai ragione nell’affermare che tutto cambia ma anche la tua affermazione cambia? è relativo che tutto è relativo?
Tutti :no
Alessandra: allora cosa c’è di vero è cosa c’è di sbagliato nell’affermare che tutto è relativo? Quando diciamo ad esempio che non esiste una verità cosa stiamo dicendo?
Loredana: una verità per me!
Alessandra: ecco hai introdotto una distinzione giusta: una verità per me è una verità soggettiva e il fatto che sia soggettiva non toglie nulla alla sua autenticità. Chi potrebbe negare che mentre affermo “tutto è relativo” sto facendo un’affermazione che non è relativa?
Tutto è relativo se si rimane nell’ambito dell’oggettività ma se la nostra indagine è in prima persona  e mi chiedo ad es. “è autentico il mio bisogno di verità?” il mio stesso domandare  conferma la veridicità del contenuto della mia domanda.
A cosa corrisponde il mio bisogno di verità se non ad una verità?

Martina: però il problema è che, se noi siamo dentro ad una data visione, come facciamo a vederla?
Alessandra: come hai fatto tu, ora, ad accorgerti di questa difficoltà di uscire dal proprio abito mentale?
Martina: ho espresso un dubbio
Alessandra: Ed infatti questa può essere una via: porre dei dubbi sulle certezze
  Pensate a quanto tempo è stato necessario per scoprire che  la terra non è al centro dell’universo, ciò che a noi sembra ovvio allora non lo era per niente . Quel pensiero è stato un fondamento per una civiltà  e chi ha fatto questa scoperta  ha dovuto “mettere tra parentesi”  quella che sembrava una certezza. Da dove possa venire la forza per mettere in dubbio anche ciò che è considerato un fondamento è un vero mistero. Eppure accade, così come accade che ci accorgiamo di qualcosa che per noi era assolutamente scontato. Non vi è mai capitato? Provate a pensarci
Martina: sì mi viene in mente che proprio l’altra sera ad un tratto ho realizzato che ho quasi vent’anni. Ci sono rimasta malissimo. L’ho sempre saputo e so che sono pochi, ma per me è tutta la mia vita  e… non so, mi ha preso come una malinconia perché il tempo passa.
Alessandra: che il tempo passi  lo sappiamo ma, quando lo realizzi, interviene proprio una comprensione di natura diversa.
Martina:  Io mi sono fatta l’immagine mentale che nella mente spesso ci sia buio poi succede a volte inaspettatamente come  un guizzo come un animaletto che balzasse in avanti…mah dentro di noi siamo in tanti  voglio dire che abbiamo tante idee tanti pensieri che vanno e vengono…  però a volte è come se qualche pensiero s’imponesse con una nuova forza è come se avesse una nuova luce.
Alessandra: ma secondo te è il pensiero che  da solo diventa come più luminoso o qualcosa dentro di te s’accorge e realizza un dato pensiero? Ciò che s’accorge dentro di te è transitorio come un pensiero? O è una tua struttura costante che può essere più o meno accesa e fare luce su ciò che vivi?
Martina: ma noi siamo come Trilli di Peter Pan dentro ad una lanterna per cui noi non possiamo che vedere il mondo attraverso quel vetro?
Davide: anche a me è venuta la stessa immagine…siamo dentro alla lanterna o siamo fuori?.
Alessandra: se noi fossimo solo  dentro alla lanterna  potremmo accorgerci di essa? O siamo noi come una lampada che facciamo luce sul mondo e a volte, miracolosamente, ci accorgiamo che vediamo attraverso di essa?

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