Vacances de l'esprit

Speciale Vacances di primavera 2008

con Giulio Giorello a San Vincenzo (LI)

Speciale VDE primavera 2008

 


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Le giornate (*)

4 Maggio - Conclusione

Il prof. Giorello inizia ribadendo i meriti della scienza moderna, a partire dalla rivoluzione che la teoria di evoluzione ha introdotto nel XIX secolo fino ai nostri giorni, giorni in cui la genetica, la biologia, la cibernetica stanno rivoluzionando il nostro modo di vivere.

Prendiamo spunto dal film di Renoir, Il testamento del mostro (informazioni sul film).
Questo film introduce dubbi sugli intenti filantropici della scienza: E’ vero che la comunità scientifica è frammentata e percorsa da interessi personali, rivalse, desiderio di potere che conducono o possono condurre a generare mostri?
Giorello ha una duplice sensazione:
Intanto, un grande artista come Renoir può permettersi di dire tutto; poi, chi guarda il film può leggere come vuole un’opera d’arte di un tale spessore e che non va catalogata con faciloneria.
In un passo del romanzo di Stevenson Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde si dice: Per ora abbiamo pensato all'animo umano come caratterizzato da una natura dualistica, in lotta tra bene e male, ma chi ci dice che non ci possano essere più di due personalità? In quel periodo, infatti, venne scoperto proprio questo. Il nostro io, oggi sappiamo, potrebbe essere un fascio di personalità. Ora è più facile rispetto ai tempi di Stevenson pensare che l’Io sia un fascio di personalità, anche in conflitto tra loro.
Leggendo James Hillman, psicanalista eretico, si scopre la possibilità di personalità multiple. In una società pluralistica come la nostra scopriamo che addirittura non al di fuori, ma all’interno della nostra persona c’è un insieme di voci. In altre parole, lo scontro tra credenti e non credenti avviene dentro di noi! Martin Lutero stesso dice di sentirsi come un ring durante un incontro di lotta.
Tornando a trattare di Mancuso, Giorello ricorda che egli parla ancora di anima come se fosse qualcosa di indivisibile, ma questo come è possibile? Cita Italo Calvino: "Cosa tiene insieme quel ponte? I mattoni? No, la forma. Ah quindi i mattoni sono inutili? No, se i mattoni non ci fossero, il ponte non ci sarebbe!".
Questo fatto è importante: se dentro di noi c’è un ateo che sonnecchia, che bisogno c’è di perseguitare gli atei? Se dentro di noi c’è un credente assopito, che bisogno c’è di pretendere l’ateismo di stato?
Spesso si dice che se la scienza non viene sottoposta ad alcuni limiti etici, ci porterà al disastro. Secondo Giorello questa lettura non è l’unica. Il poeta Shelley, marito di Mary, l’autrice di Frankestein, scrive il poema Prometeo scatenato, che Cesare Pavese traduce in italiano. Il prometeo di Shelley è la scienza moderna che cambia l’ordine stabilito e si appresta a dispiegare un nuovo ordine, è la rivoluzione francese, è l’emancipazione della donna a cui Shelley (uomo) era particolarmente caro. Mentre il signor Shelley fa questo, la signora fa tutto il contrario – sembrerebbe. Ma per Giorello la vera colpa di Victor non è stata quella di dare vita alla creatura, ma di averla abbandonata. Infatti la creatura sembra molto più intelligente dello scienziato. La colpa di Frankenstein è di non essersi assunto le proprie responsabilità, da scienziato moderno quale voleva essere.
Benedetto XVI ci mette in guardia dicendoci che la scienza è importante, ma non è l’unica cosa. Giorello risponderebbe che, in effetti, nessuno l’ha mai pensato. Nessuno dice che la scienza sia la risposta a tutto, ma se c’è uno tsunami è meglio conoscere la tettonica delle zolle. C’è una bella opera da prendere come esempio del paradigma filosofico-scientifico, Informatione del Pestifero et Contagioso Morbo (informazioni sul libro), del protomedico del regno Giovan Filippo Ingrassia (1510-1580), atomista e conoscitore di Lucrezio, che ha applicato una profilassi basata su norme igieniche molto moderne nella peste in Sicilia alla fine del XVI secolo (riuscendo a limitare l’ondata epidemica che, invece, sappiamo che colpì molto duramente Milano). Egli intuì o suppose la natura atomica del vettore del morbo, spostando quindi l’attenzione dalle cause astrali a quelle “sublunari” e applicando criteri igienici efficaci.
Nell’enciclica Spe Salvi il Papa rinprovera un po' la scienza, dicendo che "si parte dal tirasassi e si arriva alle superbombe". Ma in questa frase, secondo Giorello, c'è poca gratitudine, perché senza Davide non saremmo qui, e non sarebbe qui neanche il Cristianesimo. Per quanto riguarda gli armamenti atomici, è bene ricordare la tesi di Fermi, ossia che l'equilibrio del terrore durante la guerra fredda ha permesso il danno minore. Per andare oltre, qualche scienziato come Bill McGuire della Oxford University dice che la cosa migliore per evitare un impatto simile a quello che, probabilmente, portò all’estinzione dei dinosauri (e del 60% della vita sulla Terra) sarebbe quello di deviare un asteroide diretto sul nostro pianeta attraverso detonazioni di ordigni nucleari sulla sua superficie. Alla luce di un evento simile, ecco che queste superbombe diverrebbero non solo utili ma salvifiche per l’Umanità.
La conclusione che ci sembra un po' il sunto del pensiero di Giulio Giorello e che è stato il filo conduttore della vacanza, è che l’entrata della tecnica nelle nostre vite cambia le categorie di pensiero e ci costringe a diventare responsabili; non possiamo fare come l'avvocato amico del dottor Cordelier, che gli dice: "Pentiti e cerca di scontare nelle vesti di Opal una parte del peccato contro Dio, per aver tentato di sfidarlo mettendoti al suo pari.".
Opal gli dà una spinta e beve la pozione che lo ri-trasforma nelle vesti dello scienziato, ma che anche lo uccide; sceglie di morire, piuttosto che vivere da sconfitto – sceglie di finire in grande.
“Non so se c’è un destino della libertà, ma se c’è, secondo me è un po’ più complesso di quello che Mancuso ci descrive. Lasciamo fiorire l’umanità nelle sue potenzialità e poi vedremo.”

3 Maggio - Dibattito con Vito Mancuso

Il dibattito odierno tra il filosofo Giulio Giorello e il teologo Vito Mancuso, autore del recente libro L’anima e il suo destino, edito da Raffaello Cortina (2007), ha evidenziato punti di divergenza che possono essere ottimi spunti per una riflessione più profonda. Una sintesi del dibattito è presentata qui di seguito.

Per iniziare, ciò che Mancuso cerca di argomentare è che i nostri problemi esistenziali non vengono minimamente sfiorati dalle verità scientifiche. Se pensiamo al fatto che il pensiero ha una sua radice esistenziale, una sorgente che, per esempio, può essere il pensiero dell’assurdo, allora per giungere ad un discorso sulla verità questo tipo di pensiero sembra necessario.

Giorello replica ad un esempio che lo stesso Mancuso aveva fatto per spiegare il ruolo ineliminabile del soggetto nella scelta di una teoria scientifica piuttosto che un’altra.

Certamente, dice Giorello, le opinioni personali sono state importanti per indirizzare le scelte dei ricercatori. Tuttavia, quando un ricercatore viene convinto da una nuova osservazione, per esempio, che quell’opinione è sbagliata, ecco che egli la aggiusta ai dati sperimentali. Nella scienza la divisione e il dibattito interno, che nelle religioni hanno scatenato vere e proprie guerre, è fisiologica. Col tempo, una controversia può portare un frutto inaspettato. Quindi, certamente la scienza non può rispondere a tutte le domande, ma almeno non crea disastri come la religione ha tatto in passato e continua, purtroppo, a fare. Infine cita il Dalai Lama quando, in Nuove immagini dell’universo, descrive due posizioni pericolose in cui l’uomo può ritrovarsi: l’assolutismo e il nichilismo.

La risposta di Mancuso è che il relativismo non può essere un atteggiamento fondante e che può fare da roccia su cui costruire la casa. C’è una dimensione assoluta, dice Mancuso, anche negli esempi umani che sono dei veri e propri fari, pensiamo anche a verità laiche come quelle difese da Falcone e Borsellino.

Nel caso della bioetica, ad esempio, certamente il relativismo serve a considerare tutte le opinioni, ma poi non può avere  l’ultima parola.

E per quanto riguarda il fanatismo: certo, esso può nascere nell’ambito religioso e sicuramente non accadrà mai che uno scienziato vada a buttarsi con l’aereo contro un’altra università rivale; ma il fatto che questo possa avvenire nella religione significa che essa attiene alla totalità dell’esistenza, e quando si tocca la totalità, ecco che si giunge ad un coinvolgimento radicale. Hume diceva che gli errori nella scienza sono marginali, ma nella dimensione religiosa tali errori possono essere drammatici.

Bisogna capire se uno tenta di giungere o no all’unificazione del suo essere, del suo pensare, del suo dire, non solo nella religione, ma anche nella filosofia. La filosofia è totalitaria, non solo oggettiva. Rifare la filosofia alla luce dell’epistemologia scientifica è riduttiva, non è conforme al suo scopo principale.

Giorello distingue tra finalità della natura e finalità dell’uomo. Non c’è motivo di pensare, dice, che le finalità del soggetto non siano le preferenze del soggetto. “Non vedo perché debba rinunciare ai miei capricci per quelli degli altri”, dice. E ancora: “Dopo questo punto, non riesco a capire perché se la natura non ha un fine in sé, non ci debba essere una verità solidale. Molte spiegazioni che Axley e Darwin danno della solidarietà sono convincenti, non c’è contraddizione”.

Il relativismo, per Giorello, non può essere attaccato in quanto non pretende di instaurare una sorta di dittatura. Infatti, il relativismo non è una disciplina di pensiero, ma un metodo.

2 Maggio

Maiori forsan cum timore sententiam
in me fertis quam ego accipiam       

Giordano Bruno

Non è raro sentir parlare di evoluzione naturale, di pensiero greco, di filosofia, di religione e scienza nei viottoli nel parco di lecci in cui è immersa la sala ospita le lezioni del professor Giorello. Oggi abbiamo ricominciato con un passo di Galileo in cui scrive: “Quando c’è da costruire un ospedale o una fortezza, il Principe decide se l’opera deve essere costruita. Ma non decide come l’opera deve essere fatta, questo è compito di persone competenti. Così le cose vanno in astronomia e fisica. Mentre la Bibbia ci dice come si va in Cielo, la Fisica ci dice come vanno i cieli”. Questa distinzione è molto importante e tornerà in seguito nella discussione.

Un altro importante fatto messo in luce da Galileo è che non si può essere una maggioranza a pensare in modo nuovo. In altre parole, se uno ha il coraggio di cambiare la costellazione delle idee stabilite si trova in minoranza. Nel Saggiatore dice: “… le verità della scienza non si decidono per alzata di mano”.

Le verità scientifiche sono, in altre parole, delle teorie da verificare. Occorre necessariamente una proliferazione di idee e speculazioni, per arrivare ad una teoria verificata da fatti.

Ma i fatti non sono sufficienti a leggere la realtà – i fatti necessitano di speculazione, e permettono di rendere quest’ultima una teoria verificata.

Un personaggio che credeva fermamente nella speculazione è sicuramente Giordano Bruno. Egli, predecessore di Galilei, ha scelto la via dell’argomentazione, avendo avuto una formazione sui testi di Aristotele, Averroe, Agostino e altri grandi del passato. Egli sostiene una cosmologia speculativa, non vuole troppa matematica nei suoi ragionamenti; rimprovera Copernico di essere stato pavido per colpa della troppa matematica utilizzata nei suoi lavori. Per questa qualità non doveva essere molto simpatico a Galilei, che in effetti non ne parla mai, lo ignora, anche essendo Bruno un contemporaneo.

Giordano Bruno pensa che la religione cristiana non sia adatta allo spirito dei tempi, ma che sarebbe più adatto un ritorno al pensiero greco, ad esempio. Egli teorizza un universo infinito e una struttura eliocentrica del sistema solare.

Forma universale del mondo è l’anima del mondo, la cui prima e principale facoltà è l’intelletto universale il quale «empie il tutto, illumina l’universo e indirizza la natura a produrre le sue specie»: i pitagorici lo chiamano motore ed agitatore dell’universo, i platonici il fabbro del mondo, proprio perché forma la materia dal suo interno, e dunque è sua causa intrinseca, ma è anche causa estrinseca, dal momento che non si esaurisce nelle cose. L’intelletto è il «principio formale costitutivo de l’universo e di ciò che in quello si contiene» e la forma non è altro che il principio vitale, l’anima delle cose le quali, proprio perché tutte dotate di anima, non hanno imperfezione.

Per finire, Giorello ci ricorda come Bruno citi gli Egizi, che adorano la cipolla e il coccodrillo. Per la Chiesa questo è eresia, mentre per Bruno non c’è nulla di scandaloso. Essi vedono Dio manifesto anche nella cipolla e nel coccodrillo. Infatti, Dio è presente in ogni cosa.

Bruno viene condannato al rogo dall’inquisizione e muore in Campo dei Fiori a Roma il 17 Febbraio del 1600. Forse, suggerisce Giorello, lo porta sul rogo la sua eretica concezione degli infiniti mondi, anche se più probabili capi d’imputazione potrebbero essere, ad esempio, i sui dubbi sulla verginità della Madonna e le accuse a Gesù di aver imbrogliato i suoi contemporanei.

1° Maggio

L’interessante esperimento di presentare la divulgazione scientifica attraverso il supporto del fumetto. E’ quello che è accaduto a San Vincenzo, in occasione della prima giornata delle Vacances di Primavera con Giulio Giorello. Non solo il fumetto come strumento didattico, ma anche di intrattenimento e , spesso, fonte di sorprese. Già, perché nella sua breve storia il fumetto ha avuto modo, attraverso la lungimiranza e la sensibilità degli artisti artefici di questa nuova forma espressiva, di fare anche previsioni scientifiche azzeccatissime! Spesso, fa notare Giulio Giorello, certi temi affrontati nei fumetti si sono verificati nella realtà. Fa un esempio: nel ’37 venne affrontato dalla Disney il tema dell’uso del nucleare per scopi militari, come la realizzazione della bomba atomica. Nella fantasia lo scienziato lungimirante, dopo varie vicende, decide di non fornire la sua tecnologia alle varie dittature mondiali, ma neanche ai popoli liberi. Decide di andare via portando il segreto con sé.

Nella realtà, sappiamo bene come sono andate le cose. Lo scienziato del fumetto, infatti, corrisponde proprio ad Albert Einstein. Egli, negli stessi anni, scrive, consigliato da un amico, al presidente degli Stati Uniti, per esprimere i suoi timori riguardo alla possibilità che il regime nazista potesse imbrigliare l’atomo per scopi bellici prima delle democrazie come l’America.

Il presidente sembra non curarsi dell’appello. Einstein scrive una seconda lettera e, immediatamente, parte il progetto Mahnattan a cui Einstein, ormai esule in America, non vorrà mai partecipare.

Ma qual è il motore che alimenta la scienza? Pensiamo a Galileo Galilei, che attraverso il cannocchiale ha potuto osservare i crateri della Luna, i satelliti di Giove e confermare così la teoria di Copernico. Pensiamo che egli, lasciando da parte le verità aristoteliche, si è messo, un bel giorno, ad osservare (nuovamente) la natura. Perché riesce dove gli olandesi, ad esempio, non erano riusciti? Perché una notte si è messo a guardare il cielo col suo nuovo strumento?

L’elemento che rinasce in quell’epoca storica è proprio il dubbio. Ma una vignetta molto interessante ci aiuta con la sua suggestiva immagine: c’è un’interessante e sottile distinzione tra l’avere un dubbio e il mettersi nelle condizioni di averlo. In altre parole, per farsi una domanda occorre un atteggiamento scettico.

A questo proposito, è bene osservare che i problemi che Galilei, Bruno, Copernico hanno dovuto affrontare si sviluppano in una società che non permette al dubbio di intaccare le assunzioni di quella stessa società. Quando non ci si permette di dubitare delle proprie posizioni, queste diventano dogmi.

Giorello porta un esempio molto bello sul dialogo tra scienza e fede, che è quello del Buddismo, e in particolare quello tibetano nella figura del Dalai Lama. Questa religione assume che occorra dubitare, fa dell’atteggiamento scettico un fondamento della pratica religiosa. Se la scienza si fosse sviluppata in un ambito come quello, non ci sarebbero stati i problemi e gli scontri che, invece, hanno macchiato il nostro passato.

Un interessante libro coi dialoghi tra il Dalai Lama e alcuni scienziati -tra cui il fisico Anton Zeilinger- Nuove immagini dell’universo, può essere un interessante  esempio di come laicità della scienza e religione possano non solo incontrarsi, ma condividere un fondamentale valore.

Galilei stesso, all'inizio del dialogo sui massimi sistemi, riconosce il dubbio come linfa vitale della scienza: "Che vinca io o voi, la scienza non potrà che avanzarsi". Ed anche: "Signori professori che seguite le orme di Aristotele, se egli vivesse adesso, considererebbe me un suo discepolo, e non voi."

 

(*) La sintesi qui presente non vuole riprodurre esaustivamente il contenuto delle giornate ed è a cura della redazione ASIA

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