Vacances de l'esprit

Comunicati stampa

 Vittorino Andreoli, Capire il dolore

23 Aprile - Nell'ambito del ciclo Vacances de l'Esprit 2009, il professor Vittorino Andreoli ha inaugurato il seminario sulla psichiatria dal titolo "Capire il dolore. Per una cultura delle nostre follie quotidiane".

Nella splendida cornice del litorale toscano a San Vincenzo (LI), fra lecci secolari e fiori primaverili a due passi dal mare, il professore e scrittore di fama internazionale ci ha introdotto ai temi a lui pù cari e che svilupperà in sei lezioni, fino alla mattina di Domenica 26 Aprile.

Il professor Andreoli ricorda al pubblico che che si occupa di matti. Il tono è scherzoso e il termine affettuoso. Stasera cercheremo di compiere un viaggio dentro alla nostra mente per cercare di capire quei comportamenti, desideri, pensieri che non hanno a che fare con la normalità, che d'altronde può a volte apparire noiosa.

Normalità, follia. Due parole che si embricano  e che non sono separabili. Cerchiamo di capirlo, perché serve a vivere. La fatica di vivere è una constatazione e la psichiatria deve insegnare a vivere, visto che anche gli psichiatri fanno cultura ma che, a differenza di molti altri esempi di cultura, è un sapere più direttamente riconducibile ad un sentire, e quindi in qualche modo aiuta, educa.

Parliamo allora di educazione. Tutti devono imparare a vivere in questo mondo in maniera serena, che non significa felice ma piuttosto utile qui ed ora.

Fatto questo cappello iniziale, passiamo ad accuparci del tema di queste lezioni. Iniziamo col distinguere tre differenti aspetti della nostra esistenza:

Il primo è la condizione umana: che cos'è l'uomo nel mondo, qui ed ora.

Il secondo è la relazione tra mente e cervello, due elementi difficilmente separabili. Si dice spesso, parliamo di molecole o di anima?

Terzo punto: differenza fra parola e farmaco. La parola cura? Il farmaco è l'unico modo per far guarire? E' giusto e, soprattutto, possibile distinguere questi due aspetti? (Il terzo tema verrà affrontato in una delle prossime lezioni)

Partiamo dal primo punto. Quando parliamo di condizione umana stiamo intendendo l'individuo, io. Allora qual è la sua condizione? Ebbene, è una condizione tra due mondi, in mezzo a due mondi. Infatti, tutti sappiamo che esiste un mondo fuori di me, fuori da quello che chiamiamo io. In altre parole, l'esperienza esterna. Pensiamo alla relazione con l'altro:  alcune persone ci sono simpatiche, altre meno, altri ci danno fastidio per il solo fatto che esistono. Inoltre nell'organizzazione sociale possiamo vedere i segni di questo mondo esterno, come ad esempio l'organizzazione di certe società attorno all'idea di eliminazione dell'altro.

Non è un mondo giusto o ingiusto: è il mondo in cui viviamo.

Altro esempio di separazione io-mondo: la condizione di mal d'essere, ad esempio sul lavoro. Il tuo vicino ti ignora, ti cancella, fa come se tu non ci fossi. E' sempre violenza, ma questa è un po' più raffinata rispetto alla guerra, all'eliminazione fisica, la cosiddetta violenza dalle belle maniere.

Dunque, l'io vive nel mondo e deve adattarsi (pensiamo al termine fitness: adattamento attivo). Per farlo bisogna calarsi nella società e l'educazione infantile è proprio questo.

Ma l'io ha un altro mondo, che è il mondo dentro di me ed è più complicato. Ci sono idee, risentimenti, incomprensioni, sogni. E' il teatro dentro di noi. E' il mondo che può avere a che fare con la follia: è il mondo delle paure sine materia. Ho paura, ma non so di cosa.

Alcuni hanno detto che è la paura di se stessi. Inoltre, in ciascuno di noi c'è una pulsione alla vita, ma è anche presente la pulsione di morte. Il mondo dentro di me è fatto di lutti, di ricordi sgradevoli, dentro di noi c'è una serie di dati e non abbiamo di tutti questi dati consapevolezza. A volte dei collegamenti sono subliminali e di questi non abbiamo consapevolezza. In questo modo è nata l'idea dell'inconscio: idea che ha circolato durante tutto l'800 e che Freud ha sistematizzato. Il mondo dentro di sé è quindi in gran parte sconosciuto. Ad esempio il periodo della prima infanzia noi lo portiamo dentro, ma non abbiamo potuto portarlo  a consapevolezza con il linguaggio. Questo vale anche per la vita fetale.

Bisogna essere entusiasti di essere umani con le proprie difficoltà, proprio per la dimensione definibile (o finita) ma anche perché la realtà che sembra definibile non lo è completamente

e la condizione umana deve tentare di portare la comprensione di questo dentro di sé: come quando Achille, dopo aver ucciso Ettore, torna a casa e  piange, torna il bambino che, invece, Ettore aveva salutato per l'ultima volta.

Noi siamo delle persone fragili che hanno davanti un mondo complesso e ifficile in cui occorre entrare. Si è fragili con un mondo fuori da affrontare e un mondo dentro che non conosciamo.

Cosa c'è nel mondo dentro di noi? Quali paure ci abitano? Questa è la condizione umana.

L'uomo. attaccato nel vuoto al suo filo di ragno.

(Ungaretti)

 

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