asia
23 Giugno 2010

Video-confronto fra Gianni Vattimo e Franca D'Agostini

Argomento: Filosofia


prima parte - seconda parte - terza parte

Gianni Vattimo, attraverso il pensiero dei due cardini della filosofia recente, Nietzsche e Heidegger, guiderà una riflessione sul "tramonto della verità" nella cultura contemporanea alle Vacances de l'Esprit 2010.

Franca D'Agostini, docente alle Vacances de l'Esprit 2010, fa parte di una schiera esigua, se non quasi estinta, di filosofi che sostengono l'irrinunciabilità e l'inaggirabilità del concetto di verità argomentando in sede gnoseologica.



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Commenti:


 Logos  Utente
severino
06 Ottobre 2010 - 23:57
Parola per parola, capirai caro Gualtiero84, non posso, ma il senso del discorso è più che condivisibile.

 riguardo alla verità della verità  Utente
gualtiero84
27 Settembre 2010 - 18:04
A me pare emerga un'evidenza dai discorsi di entrambi i "filosofi". Ovvero che entrambi partono da un concetto presupposto di verità. Ma si può davvero presupporre un concetto di verità senza che la verità stessa, la sua essenza, ne venga violentata? Come diceva nietzsche la verità è una femmina che non si lascia afferrare. Ma la verità in quanto verità allora esiste! Non sono un filosofo e sono anche un po' ignorante in materia, però non mi son lasciato sfuggire il fatto che i due facciano sempre ricorso all'espressione di "concezione": concezione della verità realistica, concezione relativista-nichilista ec. ec. Ma la verità è una concezione? La parola concezione presuppone sempre un assenso ad una particolare concezione, dunque una decisione, implica dunque una volontà. Ma qui si cade nel campo del valore. In questo spazio "verità" è un mezzo, nella metafora della donna una prostituta, utilizzato per trasformare il buono e il cattivo, ciò che è buono e cattivo in particolare, in una concezione generale, morale, di bene e male. Qui la verità è sottomessa al potere. Ma, io credo, la verità non è un valore. E la grammatica del valore consiste in una trama di cause finali (es. il cappello è buono perchè copre la testa dal freddo). Io credo inoltre che la verità sia strettamente connessa al discosro sull'origine, sulla causa prima. Discorso metafisico? Forse, dipende dove va a pescare questa causa prima. Tutto viene dalla natura, anzi, tutto è natura. Tutto viene dalla natura in quanto ogni esistente ha una causa di cui lui è effetto. Inoltre questa causa a sua volta è effetto di un'altra causa, e così all'infinito. Ecco la natura come circolazione in-finita. In secondo luogo tutto è nella natura, in quanto questa circolazione in-finita avviene in un circolo unico, l'universo (e per chi parla di universi molteplici basta qui dire che allora la somma, l'insieme di tutti questi universi, darebbe l'universo, il circolo, l'uno). In questo panorama cos'è vertà? E' l'essere stesso dell'universo, la sua esistenza, la sua "eternità", su un piano ontologico. E' l'universo in quanto si conosce, su un piano di conoscenza. Ma come si conosce l'universo? attraverso il pensiero umano? Anche ma non solo. (E' altrettanto inutile minare a questa concezione obiettando dicendo che è essa stessa una concezione, dunque una possibilità, un punto di vista relativo. A chi dice così posso rispondere che quella che loro chiamano concezione, possibilità, in realtà è la condizione di possibilità non solo della conoscenza ma pure della nostra esistenza in quanto esseri. E' questo il territorio fondamentale sul quale ci muoviamo, tutto il resto (scetticismo, nichilismo ec.) una delocalizzazione momentanea, un'escursione la cui durata è necessariamente limitata, pena il dissolvimento del proprio essere, e che, essa stessa, ha come condizione di possibilità il solido fondamento dell "unità dell'universo". - Wittegenstein diceva che il gioco di causa ed effetto è un originario, il dubbio non è altro che qualcosa che interviene dopo a complicare la grammatica del gioco, ma che non ha senso senza quel gioco.) Credo che non si debba mai perdere di vista quest'orizzonte, che è la verità stessa, che esiste non in quanto l'uomo lo concepisce ma in quanto è una delle infinite espressioni dell'universo. Tutto questo per dire che è inutile usare, violentare a mio parere, il termine verità se non se ne intuisce la sua essenza originale (che non è un pregiudizio, se non in senso morale). E' inutile e nasconde cattiva coscienza, una qualità che è divenuta senso comune di questi tempi. "...e Talete, seduto sul promontorio della sua isola, ascoltava le onde del mare sciogliesi molteplici sulla terra rocciosa, in basso; il suo sguardo affisso all'orizzonte scrutava la distesa sconfinata di acqua salata. una domanda: Quale il principio? rispose: L'acqua."

 una disputa cruciale  Utente
napoleoni.giulio
06 Settembre 2010 - 17:13
Credo che questa discussione fra Vattiomo e D'Agostini offra moltissimi spunti di riflessione per valutare lo stato attuale della filosofia. Il punto cruiciale dello scontro mi pare la questione del fondamento dei valori. Ho scritto un commento un po' più esteso sul mio blog, Chi volesse leggerlo può trovarlo a questo indirizzo: http://giulionapoleoni.blogspot.com/2010/09/gianni-vattimo-e-franca-dagostini.html

 Universo kantiano  Utente
severino
08 Agosto 2010 - 01:07
Gentile Remusat, la tua obiezione si muove nell'ambito ristretto di un universo generato da categorie (!) kantiane. Nel merito specifico del tuo dubbio non posso che rinviarti allo stentato inizio "dell'inizio" dello stimatissimo -almeno da me- prof. Massimo Cacciari. A margine devo avvertirti che nessuna proposizione degna di un apprezzamento "filosofico" potrà mai iniziare con un "se" dubitativo. Un caro e paterno saluto.

 nuovi dubbi  Utente
remusat
17 Luglio 2010 - 01:04
gentile "aporia", onestamente a me non convince del tutto nemmeno la tua risposta. se infatti con verità intendiamo comunemente la corrispondenza tra oggetti e predicati, dobbiamo riconoscere che di verità allora ce ne sono molte; almeno quanti sono i termini che la designano. il termine italiano verità, ad esempio, dal latino verus, cova una radice sanscrita che rimanda al tema della scelta, quindi della discrezione. che sembra porre in questione proprio lo pseudo sinonimo greco di aletheia; o, ancora dal linguaggio filosofico, quello di episteme. ma chiedersi se esiste o meno un'episteme, cioè qualcosa che "sta sopra", non compromesso dalla relazione conoscitiva, a me pare perfettamente legittimo. almeno fuori da un orizzonte metafisico, che è argomento per una domanda ulteriore...

 aporia  Utente
severino
16 Luglio 2010 - 13:30
L'interrogativo nega già aletheia -come può esservi una verità fuori dalla verità, se si affermasse che è verità che nnon esiste la verità?- quindi vuoto e noiosissimo esercizio di stile in contrasto con ogni previsione filosofica. Cos'è la verità, è il giusto punto di domanda semmai, fuori da ogni patetico narcisimo e nel giusto solco di una tradizione intramontabile.

 rosso o verde?, o sulla verità daltonica  Utente
remusat
30 Giugno 2010 - 22:19
gentile redazione, mi permetto di segnale un intervento che ho scritto quale commento sul mio blog al video confronto tra franca d'agostini e gianni vattimo. purtroppo l'intervento eccede gli 800 caratteri, e non ho quindi altro modo che indicarne il link per renderlo consultabile: http://fontanaconsoldino.blogspot.com/2010/06/rosso-o-verde-o-sulla-verita-daltonica.html


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