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19 Maggio 2011

Il bue e il suo pastore

Un percorso guidato alla ricerca del vero

Un’antica storia zen cinese

Ideogramma sulla ricerca del bue 
"Le dieci icone del toro" o "I dieci tori"

Uno speciale in dieci puntate su una delle più antiche e affascinanti storie Zen cinesi: la storia dei "dieci tori" o delle "dieci icone del toro".
Il professore e maestro Zen Ueda Shizuteru ripercorre i dieci passi della ricerca del bue che gli antichi monaci Chan cinesi prima e quelli Zen dopo, hanno individuato lungo la via che porta alla scoperta della verità. La storia utilizza la metafora di un pastore che ha perso il suo bue e vuole ritrovarlo per indicare le tappe fondamentali di questo cammino.
Traduzione a cura del prof. Matteo Cestari

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1. Alla ricerca del bue

Perché mai cercare? Fin dall'inizio, il bue non si è mai perso. Ma accadde che il pastore voltò le spalle a se stesso, e così il suo bue gli diventò estraneo e si smarrì in spazi remoti e polverosi. Le montagne natie si fanno sempre più lontane. Di colpo il pastore si trova in un intrico di sentieri. Brama del guadagno e paura della perdita divampano come fiamme, e l'una contro l'altra si ergono le idee di giusto e sbagliato, come lance sul campo di battaglia.

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2. Trovare le tracce del bue

Grazie alla lettura dei sutra e all'ascolto degli insegnamenti, il pastore può ora scorgere qualcosa del senso della verità. Ha scoperto le tracce. Ora sa che le cose, per quanto diverse possano essere le loro forme, sono tutte dello stesso oro, e che l'essenza di ciascuna cosa non è diversa dalla sua. Eppure, non sa ancora distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è, e tanto meno il vero dal falso. Non può neanche passare per la porta. Per questo si dice che per il momento ha solo scoperto le tracce.

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3. Trovare il bue

Nell'attimo stesso in cui il pastore ne ode la voce, di colpo balza nell'origine e la riconosce. I sensi vaganti sono ora acquietati, in tranquilla armonia con esso. Svelato, il bue permea con tutto se stesso ogni atto del pastore. È presente in modo inseparabile, come il sale nell'acqua marina o la colla nel colore. Quando il pastore apre bene gli occhi e guarda, non vede altro che se stesso.

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4. Catturare il bue

Per la prima volta, dopo essere rimasto nascosto tanto a lungo nella selva, oggi il bue è stato incontrato. Ma il mondo così abituale e  gradevole di questa selva lo attrae ancora così tanto che è difficile tenerlo. Non sa ancora sottrarsi al desiderio dei fragranti cespugli. Ancora gli smania dentro un'ostinata caparbietà, ed è dominato dalla sua natura selvatica. Se il pastore vuole davvero ammansirlo, deve domarlo con la frusta.

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5. Domare il bue

Se nasce il più piccolo pensiero, inesorabilmente ne segue un altro, in una giostra senza fine. Il risveglio rende tutto vero; la cecità,  invece, tutto falso. I pensieri non nascono dalle cose attorno, ma dal cuore del pastore. Tieni salda la corda e non concederti esitazioni!

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6. Ritornare a casa in groppa al bue

Adesso la lotta è finita. E guadagno e perdita sono svaniti nella vacuitá. Il pastore canta una canzone di boscaioli e con il flauto intona un motivetto per bambini. In groppa al bue, alza lo sguardo al cielo azzurro. Se qualcuno lo chiama, non si volta; se lo tira per la manica, non si ferma.

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7. Dimenticato il bue, il pastore resta solo

Non c'è dualità nel Dharma, e il bue è stato dipinto solo come un mezzo provvisorio, simile al cappio per catturare le lepri o alla nassa per intrappolare i pesci. Adesso per il pastore è come se la luna si stagliasse sulle nuvole o l'oro scintillante venisse separato dalle scorie. Lo stesso raggio di luce fredda luccica già da prima della nascita del mondo.

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8. Oblio completo del bue e del pastore

Tutti i desideri mondani sono caduti via, e insieme si è completamente svuotato anche il senso del sacro. Non restare dove dimora Buddha. Va' via veloce da dove non dimora nessun Buddha. Se non si è più attaccati a nessuno dei due luoghi, ciò che vi è di più intimo non lo si potrà più vedere, neanche con mille occhi. Il sacro, al quale gli uccelli consacrano fiori, è solo una vergogna.

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9. Ritorno nel fondo e nell’origine

Fin dall'inizio è puro e senza polvere. Là, qualcuno contempla il sorgere e il tramontare di ciò che ha forma, e dimora nella raccolta quiete del non-agire. Non si lascia più illudere dalle transitorie ed ingannevoli immagini del mondo, e non ha più bisogno di esercitarsi. Azzurri fluiscono i torrenti, verdi si elevano le montagne. Seduto, se ne sta a guardare le cose nel loro mutare.

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10. Entrare nel mercato a mani aperte 

La porta di fascine della capanna è ben chiusa, e neanche il più saggio tra gli uomini potrebbe scoprirlo. Sepolta in profondità la sua natura illuminata, si permette anche di deviare dai sentieri dei venerabili saggi dell'antichità. Con in mano una fiaschetta di zucca, entra nella piazza del mercato; appoggiandosi ad un bastone, ritorna alla capanna. Quando gli va, frequenta osterie e banchi di pescatori, risvegliando gli ubriaconi a se stessi.

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