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I giovani e il male dell'anima

Insegno da vent’anni yoga, aikido e meditazione. Nel corso di questi anni ho fatto molte esperienze significative, ho avuto importanti maestri che mi hanno educato insegnandomi a trovare interesse e senso nella vita e mettendomi sulla Via che mi ha permesso di superare momenti molto difficili. L’insegnamento è per me ora un modo di esprimere la gratitudine per ciò che ho ricevuto. Attualmente in ASIA sta accadendo qualcosa di interessante: molti giovani intraprendono la pratica con serietà ed impegno stupefacenti. ASIA conta ormai sulla presenza di diversi insegnanti molto qualificati che sanno riconoscere nei vari corsi i giovani che vivono un disagio esistenziale più marcato. Spesso questi ragazzi non hanno neppure le parole per esprimere il proprio disagio, hanno solo e semplicemente male all’anima. Insegniamo loro a calmarsi e a guardarsi dentro con lucidità; a sviluppare con acume e sereno senso critico la ricerca sul senso dell’esistenza; a non recedere di fronte a nessuna domanda, perché le domande e i dubbi dei giovani sono sacri. E se la loro risposta dovesse essere che la vita non ha nessun senso, allora dovranno guardare questa risposta senza abbattersi, dimostrando che il solo fatto di essere lì, consapevoli d’esser vivi, ha in sé una portata abissale degna di muta ammirazione. Questo è lo zen di oggi e i giovani di ASIA lo stanno riconoscendo. Sanno dare valore a ciò che li toglie dal non valore.
Mi è capitato varie volte di venire interpellato da ragazzi in lacrime che vivevano uno stato di pura disperazione esistenziale. Non c’era un motivo particolare di dolore, soffrivano del non senso.
“Piango ogni giorno, e non trovo senso in nulla... Perché continuare a vivere?” Questa frase, con leggere varianti, me l’hanno rivolta in tanti. Con i giovani non si deve barare, se ne accorgono presto e poi è peggio.
Io li guardo diritto negli occhi, talvolta dico loro qualcosa, altre volte ci fissiamo in silenzio. Se cercano quello che io ho trovato, ci capiamo oltre le parole, Ishin den shin, da anima ad anima. Allora improvvisamente cambiano umore, si immergono nella pratica della meditazione, dell’aikido, dello yoga, durante la quale né io né gli altri insegnanti risparmiano loro nulla. Ma i più onesti nei propri confronti sono loro stessi: investono una parte della propria vita per trovare il senso nel resto di essa. E spesso lo trovano.

di Franco Bertossa


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